In passato mi capitava spesso di rimandare l’inizio di alcune cose: mi piacevano, sentivo il desiderio di farlo ma una sorta di timidezza mi tratteneva dall’iniziare. Siccome ho fatto da sempre i conti con la timidezza mi dicevo che noi timidi abbiamo bisogno di tempo. Mi ripetevo che prima o poi l’avrei fatto. Poi una volta è successo un fatto che mi ha insegnato parecchie cose. Ero ad un ritiro vipassana che iniziava la mattina molto presto con la meditazione camminata. Iniziava che era ancora il buio della notte e, nello scorrere del tempo, arrivava l’alba. In un panorama ricoperto di neve: di una bellezza illuminante. Così mattina dopo mattina vedevo sorgere il sole e scoprivo l’incantesimo di quell’inizio di giornata. E pensavo “l’ultimo giorno farò una fotografia”. E bevevo la luce tra gli alberi, il bianco della neve e il rosa del cielo, passo dopo passo.

L’ultimo giorno era nuvolo. Il cielo, grigio, rendeva plumbeo il saluto.

In quel momento ho realizzato che il mio rimandare mi aveva fatto perdere la freschezza del momento, la vitalità del desiderio iniziale. Mi ero nascosta dietro ragioni fittizie: nessuna autentica. Era semplicemente pensare che le cose si possono fare come e quando voglio io. Non è così. Non conosciamo gli eventi futuri, mai, nemmeno quando riguardano la nostra vita. E rimandare spesso nasconde l’ansia di iniziare, la paura di non riuscire, un senso di inadeguatezza che ci avvolge come una trance. E una fiducia irragionevole nella nostra possibilità di controllo e pianificazione. Rimandare a dopo, a domani quando la spinta è oggi è come mettere i fiori in frigorifero pensando che così dureranno di più: fa solo appassire la nostra vita e riempire i nostri cassetti di cose non fatte. E’ solo un modo per evitare di fare i conti con il proprio desiderio, è solo un’altra forma di distrazione. Non lo faccio più. A volte non faccio qualcosa che vorrei fare ma non mi racconto più che la farò domani. Accetto il piccolo o grande dolore di non farla oggi. E mi consolo con le parole di Mudita che mi ha insegnato Martine Batchelor “Che io possa apprezzare il mio impegno, che io possa gustare e gioire della mia comprensione, che io possa essere grata per la mia esistenza.” A volte, dopo essermele dette silenziosamente nella pratica, inizio quello che avevo appena rinunciato a fare.

La nostra vita è un’opera d’arte – che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no. Per viverla come esige l’arte della vita dobbiamo – come ogni artista, quale che sia la sua arte – porci delle sfide difficili (almeno nel momento in cui ce le poniamo) da contrastare a distanza ravvicinata. Zygmunt Baumann

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBSR  Foto di  ©gbobbo

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