Spesso ci lamentiamo perché durante la pratica ci sono delle fonti di disturbo e abbiamo l’idea che tutto dovrebbe essere così intenso e profondo da non avere nessuna distrazione interna. In effetti questo potrebbe essere un ideale interessante ma sarebbe come chiedere ad un bambino di guidare la macchina. Lo renderemmo un gesto pericoloso e non lo aiuteremmo certo a diventare un buon guidatore.

il punto non è partire dalla fine – dal risultato – ma da com’è il coinvolgimento con ciò che accade interiormente.

È normale che ci siano dei pensieri: questo non è un problema. Il punto è che coinvolgimento abbiamo con questi pensieri. Se iniziamo con loro un dialogo discorsivo, se ci coinvolgiamo, la nostra meditazione diventa una rimuginazione e non è più portatrice di consapevolezza ma solo narrazione di una storia. Spesso della solita storia. Arrivano i pensieri, ne siamo consapevoli e torniamo al respiro: questo è più che sufficiente.

In fondo è una buona metafora della nostra vita: spesso il problema non è con quello che accade ma con il coinvolgimento che abbiamo con ciò che accade. Possiamo accogliere le cose, così come sono o abbiamo bisogno di intervenire e interferire?

Ci sono momenti in cui è necessario intervenire: sappiamo scegliere con consapevolezza quando?Sappiamo distinguere quando il nostro è un intervento necessario e quando è una interferenza? E, soprattutto, a cosa ci serve interferire? Non è forse la nostra infedeltà alla fiducia quella che ci spinge a farlo?

Così il coinvolgimento, che sia nella pratica formale o informale, è un’ottimo maestro: ci dice se è necessario coinvolgersi, qual è l’intenzione che sta dietro al nostro coinvolgerci e soprattutto ci permette di diventare consapevoli dei sottili processi di valutazione delle cose e del mondo che disegnano le nostre risposte.

Non siete per forza la persona che risolve problemi, il risolutore. Non dovete assumervi tutta la responsabilità, pensando che voi stessi risolverete l’intero problema. La soluzione può richiedere uno sforzo collettivo. Dovreste per prima cosa prendervi cura della vostra parte di problema. In questo modo viene risolta almeno una parte del problema, il vostro problema. Poi sarà la volta di qualcun altro che risolverà la sua parte di problema. Chogyam Trungpa

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2016 Tornare a casa

 

 

 

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