Il ruolo dell’energia in bioenergetica – come dice anche il nome – è centrale. Eppure il termine “energia” applicato alla psicoterapia non è ancora molto apprezzato. Perché? Le ragioni possono essere tante ma prima tra tutte la vaghezza legata alla parola energia. Benché sia entrata nel linguaggio comune – non ho energia oppure che bella energia ha quella persona – non è chiaro a che cosa facciamo riferimento quando parliamo d’energia. Proviamo allora a vedere cosa vuol dire bioenergetica e che uso facciamo in bioenergetica della parola energia.

Energia: una parola con tanti significati

In bioenergetica riteniamo che tutti i processi – fisici o psichici che siano – riguardino fenomeni energetici. Perché il metabolismo funzioni è necessaria l’energia data dalle calorie introdotte e dai processi metabolici attivati dal respiro, proprio come una macchina che, per funzionare, ha bisogno del carburante e di qualcosa che la metta in moto. Il primo significato quindi fa riferimento ai fenomeni biologici che attivano processi energetici. Il secondo significato riguarda, invece, il movimento. Le emozioni comportano un aspetto di movimento, fisico o metaforico. Se il movimento che l’emozione produrrebbe è bloccato, perché considerato inadeguato e censurato, bloccando l’emozione riduciamo anche l’energia che quell’emozione esprime. Energia quindi è una parola che si definisce per contrapposizione. Ha energia tutto quello che si muove. Un corpo sano è un corpo libero di muoversi e di esprimersi perché l’espressione attiva un movimento energetico. Se non ci consentiamo una emozione la blocchiamo attraverso una contrazione muscolare che diventa una specie di “buco nero” dell’energia.

I meccanismi sono importanti ma non spiegano il funzionamento del corpo. Alexander Lowen

L’energia deriva dal respiro e dall’espressione

Per comprendere il significato pieno della parola energia non possiamo però limitarci ad aspetti meccanici: il cuore è una pompa ma è anche un organo capace di rispondere emotivamente. Gli occhi vedono ma non sono un apparecchio fotografico. Siamo esseri dotati di sensibilità, con la capacità di sentire emozioni e sentimenti che influenzano il nostro livello di energia. Non siamo abituati a pensare alla personalità in termini energetici ma le due cose non possono essere separate: la quantità di energia che una persona impiega nel portare avanti le attività quotidiane riflette la sua personalità e la determina.

Una persona impulsiva non riesce a controllare un aumento del proprio livello di energia senza passare all’azione mentre un ossessivo impiega la sua energia in modo diverso: scarica l’eccitamento attraverso rigidi schemi motori. Sono due esempi di modi opposti utilizzati per trattare l’energia che cambiano ed esprimono direttamente la struttura della personalità.

Come alzare il livello d’energia

Il sistema più immediato per alzare il livello energetico è far aumentare l’assunzione di ossigeno attraverso movimenti che sciolgano le tensioni circolari del respiro, (come descritto nell’articolo su Il linguaggio del corpo e i blocchi energetici). È sufficiente? Diciamo che è efficace sul momento ma che non è duraturo, almeno non fino a che non siamo in grado di farlo spontaneamente. Ossia fino a che non siamo in grado di avere un buon equilibrio tra carica e scarica energetica.

Il nostro organismo funziona attraverso un processo di carica e scarica e attraverso l’equilibrio tra i due momenti del processo. Questo equilibrio, mai statico, è importante perchè mantiene un livello di energia adeguato ai propri bisogni e alla propria fase della vita: un bambino impiega parte di questa energia per crescere e lo stesso vale per la crescita emotiva. Quando vogliamo “crescere emotivamente”, sciogliere difficoltà esistenziali, cambiare qualcosa, abbiamo bisogno di più energia: energia che raccogliamo “amplificando il nostro sistema” con il respiro e attraverso l’espressione di sé.

L’espressione come “azione energetica”

Se è intuitivo pensare che aumentare l’ossigeno aumenti il livello d’energia è abbastanza sorprendente pensare che l’altra azione ad alto impatto energetico che possiamo fare è esprimerci. Limitare le nostre possibilità espressive – a volte per buone ragioni, altre volte per pessime ragioni – limita la nostra vitalità e la nostra creatività. Inoltre se la nostra capacità espressiva è limitata da forze interne anche la possibilità di provare piacere è ridotta. Questo equilibrio anti-espressivo verrà mantenuto limitando l’energia: più energia infatti ci renderebbe difficile il controllo. Limitiamo così il nostro respiro ma limitiamo anche quelle attività piacevoli che, proprio perché piacevoli, ci darebbero più energia e farebbero venire a galla anche altre parti che non desideriamo esprimere.

Come mai tanta censura?

Raramente tutta questa censura è davvero giustificata. In effetti è giustificata quando agiremmo comportamenti antisociali o auto-lesivi ma, in realtà, le parti che evitiamo di esprimere sono frequentemente parti trattenute per paura più che per reale necessità. Trattenute anche nel contesto della psicoterapia che sarebbe il luogo d’elezione per la nostra auto-espressione. A volte è l’auto-espressione che porta ad un aumento della qualità della respirazione e dell’energia. Altre volte è respirare più profondamente che fa sorgere alla gola quello che avevamo lungamente trattenuto. In ogni caso se respiriamo di più sentiamo di più e viceversa, in un amoroso dialogo con la realtà.

Non è possibile aumentare il livello energetico solo caricando attraverso la respirazione. Bisogna aprire attraverso le vie dell’auto-espressione, che sono il movimento, la voce e gli occhi. Alexander Lowen

Sciogliere i conflitti interiori aumenta il livello d’energia

L’accento combinato tra respirazione, movimento e sensazioni collega il funzionamento energetico attuale con la nostra storia precedente mettendo a nudo i conflitti interiori che ci impediscono di funzionare con pienezza. Ogni volta che risolviamo uno dei nostri conflitti interiori aumenta il nostro livello energetico e aumenta la sensazione di flusso. Una sensazione che può suscitare ansia proprio perché ci siamo abituati a vivere sul un registro minimo di vitalità. Il corpo esprime chi siamo e il nostro modo di vivere nel mondo: crescere comporta il lasciare qualcosa di vecchio dietro di noi. Un cambiamento della pelle che non interrompe la nostra continuità ma crea una diversa espansione.

Non si può riuscire nella vita combattendo sé stessi. Lo sforzo di superare il corpo è votato al fallimento. Alexander Lowen

Cresciamo come un albero, integrando esperienze via via sempre più ampie nella nostra vita. Bloccare questa espansione significherebbe perdere la possibilità di essere pienamente consapevoli dei vari aspetti della nostra vita. Una consapevolezza che diventa  comprensione quando si unisce al sentimento. Solo una comprensione profonda, dotata di una forte carica affettiva, è in grado di modificare i nostri schemi strutturati di comportamento.

Por mente al corpo

Se portiamo la nostra attenzione al corpo potremo conoscere la nostra mente che funziona come organo percettivo e riflessivo che sente e definisce desideri ed emozioni. Conoscere la propria mente significa sapere quello che si vuole, che non è separato da quello che si sente. Se una persona non è attenta al proprio corpo (qui Lowen usa proprio la parola mindful nel testo in inglese) è perché ha paura di percepire i propri sentimenti. La soppressione dei sentimenti diminuisce lo stato di eccitazione del corpo e la capacità della mente di mettere a fuoco determinati aspetti. Diminuisce anche il nostro senso di appartenenza. Non sentire il corpo può farci vivere come se fossimo una materia isolata e inerte, come direbbe Cartesio. L’essere – to be – non è sufficiente. Noi desideriamo appartenere – to belong – e se non abbiamo energia la prima cosa che accade è che limitiamo lo scambio con l’esterno. Desiderare – longs – non è possibile se abbiamo poca energia e così il nostro appartenere relazionale, risulta diminuito e ridotto. E conseguentemente risulta diminuito e ridotto il nostro piacere di vivere.

Il senso di aspirare a qualcosa riflette il bisogno di contatto con l’ambiente e con il mondo. Attraverso l’appartenenza l’anima sfugge ai limiti ristretti del sé senza perdere il senso del sé, il senso di essere (being) che è la nostra esistenza individuale. Alexander Lowen

La vita del corpo

Gli esercizi bioenergetici così diventano un esperienza che riporta vita a quelle parti bloccate ed inespresse di noi. La vita del corpo è il sentire: sentirsi vivo, vibrante, buono, eccitato, gioioso, triste. Qualunque sensazione ha diritto di esistere. Sceglieremo poi se trasformarla in una azione. Non è esprimendo che corriamo il rischio di perdere il controllo. Il rischio di perdere il controllo di quello che sentiamo si realizza se sopprimiamo la nostra vitalità, perché contrarre e chiudere non elimina l’energia di quello che contraiamo e chiudiamo. Un energia che può esprimersi esplosivamente quando supera una certa soglia: la soglia della sopportazione.

L’esecuzione regolare degli esercizi bioenergetici aiuta molto: aiuta a mettersi in contatto con il proprio corpo, a sentirne i disturbi e le tensioni e a comprenderne il significato. Aiuta anche a mantenere il senso di armonia con l’universo. E in una cultura tecnologica non è una sfida da poco. Alexander Lowen

© Nicoletta Cinotti 2019

Photo by Joey Kyber on Unsplash


La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!