Più o meno tutti noi abbiamo strategie di controllo. E siamo anche convinti che il controllo possa offrirci protezione e sicurezza. In fondo ci hanno anche insegnato che sapersi controllare è una buona cosa. Così facciamo come quel signore che, avendo scoperto che gli antibiotici facevano bene, ne beveva una bottiglia tutti i giorni. I risultati furono pessimi, ovviamente. Noi facciamo più o meno la stessa cosa. Avendo scoperto i vantaggi dell’autocontrollo ne abusiamo convinti che se un po’ di controllo fa bene, tantissimo controllo faccia benissimo.

Così ho pensato di fare un elenco delle strategie di controllo. In questo modo potrai verificare quante ne usi e quanto le usi. Siccome sono precisa – che è un altro aspetto del controllo – le ho divise in due gruppi: il controllo che si basa sulla fuga e quello che si basa sulla lotta.

Il controllo che si basa sulla fuga

L’aspetto più famoso è il ghosting, scomparire così, senza motivo apparente: non rispondere al telefono, alle mail, agli amici. Nascondersi o sfuggire alle situazioni che temiamo spiacevoli (ma succede anche con quelle piacevoli). È una forma di controllo perché la decisione è sempre, insindacabilmente nostra. L’altro non ha alcun diritto di replica.

Distrarsi è un’altra strategia di controllo perchè ci fa “andare dove vogliamo noi” e non dove vorremmo essere. Anche fumare, mangiucchiare, sgranocchiare, guardare serie alla televisione, abusare di Netflix, abusare di divertimento sono strategie di controllo per la stessa ragione. Stessa cosa vale per tutti quei comportamenti che servono ad estraniarsi e che possono arrivare all’usare sostanze. Forse ti sembrerà strano perché le sostanze ci fanno perdere il controllo: è vedo ma siamo noi che decidiamo di prenderle. Queste strategie di controllo hanno tutte una base di ansia.

Il controllo che si basa sulla lotta

Se siamo dei caratteri forti non usiamo queste strategie di controllo ma preferiamo lottare. In genere si tratta di lottare contro la stanchezza, lottare contro le emozioni, lottare contro il disordine: insomma ogni cosa è buona per lottare e riportare la situazione sotto controllo (almeno ci proviamo).

Il principe di queste strategie è la repressione: ho sete, fame, sonno ma non importa, mi controllo e arrivo alla fine dei miei compiti. Oppure sono triste, arrabbiato, preoccupato ma non importa, non mostrerò mai agli altri – e nemmeno a me stesso – tutto ciò. Direi che questo è un classicone: l’abbiamo provato e desiderato tutti, un po’ come le scarpe all’ultimo tipo. O il classico di Leonard Cohen che suonano a qualunque angolo di strada.

Altro pezzo forte è mettersi a discutere con i propri pensieri. Lo so, detto così sembra una pazzia, ma ti assicuro che i dialoghi interiori occupano un bel po’ di tempo ed esordiscono tutti più o meno così: “Non dovrei pensare questo, non dovrei sentirmi così. Dovrei essere cosà, fare come lui/lei che se ne frega (chissà poi se se ne frega davvero?) ect. ect. Se siamo davvero rigidissimi riusciamo a dominare i pensieri e a costringerci a fare qualcosa di diverso da quello che ci sarebbe caro emotivamente almeno per mezz’ora. Poi riprendiamo e ripartiamo dall’inizio: una specie di gioco dell’oca in cui se peschi il numero sbagliato torni al principio.

Che fare? Usa il controllo con la stessa moderazione con cui usi gli antibiotici. Usalo solo nelle situazioni in cui può funzionare, proprio come gli antibiotici. Non permettere al controllo di impedirti di fare le cose che, per te, sono importanti. Come vivere, per esempio.

Pratica di mindfulness: Lasciar andare

© Nicoletta Cinotti 2019 Lasciar andare e non rimuginare

Photo by David Calavera on Unsplash

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