Che cosa succede nel corpo quando ci innamoriamo forse lo sappiamo tutti. Quello che invece non sappiamo è in che modo la struttura corporea di una persona influisce sul suo modo di amare e di stare in relazione. E come, certe tensioni croniche, possono condizionare il nostro modo di amare. Proverò così a disegnare una breve mappa che metterà insieme l’analisi bioenergetica, la mindfulness e qualcuna delle avventure più frequenti del nostro stare in relazione.

Amare non è dare ma essere aperti

Amare non è dare ma essere aperti  è una delle frasi di Lowen riguardo all’amore più citate. In poche parole definisce il fondamento dell’approccio bioenergetico al tema dell’amare. L’idea base è che la capacità di amare si accompagni alla capacità di essere aperti e di tollerare la vulnerabilità che questo comporta. Le nostre difese corporee infatti comportano un atteggiamento di chiusura emotiva e quindi una limitazione nella possibilità di provare un sentimento così intenso come quello dell’amore. Ma quali sono le contrazioni corporee associate ad una riduzione della capacità di stare in relazione e come si possono esplorare?

Tutta la diagnosi bioenergetica si basa sulle modalità di relazione che la persona stabilisce con l’ambiente e quindi potremmo dire che ciascun carattere ha una sua specifica modalità di amare. Ci sono però dei caratteri che sono particolarmente organizzati attorno al tema della relazione perchè, nel loro sviluppo, c’è stata una problematica specifica. Sono il carattere orale, masochista e narcisista. A questi Stephen Johnson aggiunge il carattere simbiotico.

La ferita nella relazione

Per questi caratteri la ferita nasce specificatamente nella relazione primaria: il carattere orale non ha sentito riconosciuto il suo bisogno e si è sentito deprivato. Per questa ragione tende a rimanere aggrappato a relazioni anche molto frustranti, nella speranza di poter finalmente ricevere quello che non ha avuto da piccolo. Le sue tensioni sono relative agli arti, alla mascella, alla gola. Alterna comportamenti di grande generosità, che coprono la sua paura di venir abbandonato a momenti in cui si sente totalmente deprivato e impotente. Nelle relazioni alterna l’idealizzazione alla delusione in una continua altalena tra umore alto e umore basso legato alla sensazione di sentirsi approvato e apprezzato oppure rifiutato e svalutato.

Il carattere simbiotico potrebbe essere parte del carattere orale. in questo caso gli iniziali tentativi di acquisire indipendenza e autonomia sono stati ostacolati. L’autonomia e la possibilità di essere se stessi è vissuta come minacciosa rispetto alla possibilità di stare in relazione. Dal punto di vista fisico il corpo è poco sviluppato, immaturo e all’apparenza molto più giovane dell’età anagrafica. A questa mancanza di carica alterna momenti esplosivi che possono anche essere contraddistinti da attacchi di panico, che avvengono quando si profila la temuta separazione. Questa modalità relazionale si è strutturata durante le fasi infantili di riavvicinamento ed è caratterizzato da una mancanza di sostegno, da parte del genitore di riferimento, dei tentativi di individuazione. Se la regressione è approvata, l’autonomia è disapprovata. Questo fa sì che la persona nutra una costante illusione: quella di essere al sicuro solo fino a che è in relazione e per mantenere questa sicurezza è disponibile a tutto, anche alla fedeltà più estrema.

Il carattere narcisista si struttura nello stesso periodo di sviluppo rispetto al carattere simbiotico. In questo caso il bambino è lasciato libero di essere indipendente ma i risultati della sua indipendenza anziché essere valorizzati, vengono svalutati. Quello che riesce a fare e che riesce ad essere non è mai abbastanza. E non viene mai sostenuto: incontra piuttosto umiliazione e critica delle sue debolezze anziché apprezzamento per le sue risorse. Da questi bambini ci si aspetta sempre troppo – forse, paradossalmente, proprio perchè hanno molte risorse – e non c’è un sufficiente sostegno alle loro brillanti capacità. La ferita che vivono ripetutamente è quella di essere messo continuamente di fronte alla propria vulnerabilità, senza gli strumenti per affrontarla, ma solo con gli strumenti per nasconderla. Alla fine tutto ciò che non è all’altezza delle aspettative dell’altro viene nascosto e va a formare un Sé rifiutato che la persona teme continuamente che venga alla luce. A livello corporeo c’è un vero e proprio gonfiarsi con la parte superiore del corpo sproporzionata rispetto alla parte inferiore.

Il carattere masochista è coinvolto in una lotta di potere con il genitore di riferimento che lo invade continuamente impedendogli di autodeterminarsi. Essendo già più grande come età, rispetto al momento in cui si verifica la tensione relazione, rispetto ai caratteri precedenti, è in grado di opporre resistenza e di dar luogo ad uno scontro di notevole forza. La tensione corporea in questo caso riguarda le gambe, la zona pelvica, la gola e il collo: strutture che sono tutte muscolarmente molto forti. Anche il suo corpo è massiccio, sia per resistere alla pressione dall’esterno sia per contenere e trattenere gli affetti negativi che prova. Può avere comportamenti accondiscendenti, di sacrificio e di autosvalutazione, nella convinzione che sarà amato fintanto che sarà bravo/a. Riesce a sopportare grandissime frustrazioni relazionali e, in parte, la sopportazione gli conferisce anche un sottile piacere. Conferma, attraverso il suo masochismo, di essere migliore dei suoi persecutori.

Andarsene al momento giusto

In tutti e quattro queste tipologie caratteriali è impossibile andarsene al momento giusto. Le relazioni in sé possono essere di tanti tipi diversi. il problema non è la relazione difficile. il problema è non potersene andare perchè quella relazione si “incastra” con la nostra modalità relazionale infantile irrisolta.

Il rischio, in questi casi, è di non poter lasciar andare le ferite e di non poter concludere la relazione. Farlo significherebbe rivivere il trauma originario. In realtà rimanere ci fa rivivere il trauma originario e non andare via. Anche se è vero che, nel momento della separazione, sembra di ripercorrere un vecchio dolore, continuare a stare in una relazione malata non può essere una cura. Ma come scegliere se andare o restare? Qui ci vuole lo zen!

Il passo successivo

Molti rapporti continuano nella stagnazione o finiscono malamente perchè nessuno dei due sa fare il passo successivo. In alcuni casi questo passo può essere impegnarsi più a fondo. In altri ascoltare di più il proprio bisogno. In altri casi ancora potrebbe, invece, essere necessario ascoltare di più il bisogno dell’altro. Ma come fare a scegliere e a capire qual è il passo successivo da fare? Come non farsi influenzare da modalità disfunzionali di relazione, quelle stesse modalità che hanno caratterizzato il nostro apprendimento sul tema dell’amore? Anche se la risposta può sembrare paradossale, per scegliere il passo successivo dobbiamo prima imparare a stare fermi.

L’unico vero miracolo è imparare a rimanere immobili. Henry Miller

Il rischio che corriamo, in una relazione attuale, è di leggere tutto alla luce delle nostre modalità passate. Per questo il vero passo è imparare a stare fermi: per imparare a distinguere se stiamo reagendo secondo un vecchio schema o se, invece, stiamo facendo un passo nuovo. I vecchi schemi si riconoscono perchè sono caratterizzati dal controllo. Sei disponibile a lasciar andare il controllo?

Lasciar andare il controllo

Le tensioni muscolari, i blocchi corporei, le modalità dis-funzionali di relazione sono legate da un filo rosso: il controllo. Il controllo è presente anche quando ci sembra di essere totalmente fuori controllo: cos’è uno schema se non la ripetizione di una modalità già costruita? E come facciamo a non ripetere uno schema? La consapevolezza non basta se non sappiamo come si attiva – molto inconsapevolmente e automaticamente – nel corpo. Così il primo punto è riconoscere in che modo controlliamo la ripetizione attraverso l’attivarsi di schemi ripetuti di risposta corporea.

Chi stai controllando? Ogni tanto, durante il giorno, porta l’attenzione a cosa stai controllando: può essere il tempo, il collega, l’arrivo di qualcuno. Non ha importanza cosa stai controllando: ha importanza che porti l’attenzione l controllo e addolcisci i muscoli che il controllo attiva. Prima di farlo chiediti che cosa hai paura che accada se lasci semplicemente che le cose siano come sono. Dopo aver sciolto la tensione guarda se la tua paura aveva senso: esplora la risposta con sincerità
Smettere di fare. In qualche momento smetti di fare. Concediti una pausa in cui osservi cosa succede anziché correggerlo, senza preoccuparti dei risultati.Prova a sospendere le tue reazioni abituali. Lascia che le cose siano come sono e che la situazione si trasformi da sola: nulla rimane uguale
Rinunciare alla lotta di potere. Nel tuo rapporto c’è una lotta per il potere? Prova a lasciarla andare. Rimani radicato in te stesso senza permettere che l’altro ti controlli, senza controllare l’altro. Cosa rimane se lasci andare la lotta per il potere?E, soprattutto, chi ha davvero potere nel vostro rapporto? È un rapporto che realizza il potere dell’affetto o l’amore per il potere?
Chi ha il controllo? Chi ha davvero il controllo? Da dove viene il cambiamento nel vostro rapporto?

Quando succede qualche problema in una relazione è molto facile personificarlo: succede proprio a me, perché io sono…e in questi puntini ognuno aggiunge le proprie caratteristiche

Come cambierebbero le cose se, invece che dirsi che quello che è successo è stato causato da un nostro errore, ci dicessimo che i problemi succedono? Quando ci troviamo in una situazione che non ci piace è troppo facile darsi una spiegazione – che ripete le nostre solite spiegazioni. Spesso però sono proprio queste vecchie interpretazioni che ci tengono imprigionati: ci fanno sentire maltrattati, feriti, infangati. Ci fanno venire voglia di vendicarci o di correggerci. E se invece considerassimo che il fango è solo fango e che a volte la strada è pulita e altre volte è sporca, indipendente,mente dalla nostra volontà?

Dopo l’illuminazione camminava nel fango senza scomporsi. Sapeva che il fango è soltanto fango. Dogen Zenj

Qualche esercizio per cominciare

Siamo abituati a procedere prima comprendendo e poi agendo. La bioenergetica chiede la stessa cosa dello zen: comprendi dopo. Prima fai un’azione e poi, dall’aver assaporato l’azione, arriverà la comprensione. È necessario perciò un atto di fiducia: passare dal corpo anziché dalla mente, questa è la fiducia che ci viene richiesta. Nessuna fiducia in qualche particolare guida spirituale: la fiducia nel nostro corpo. Che forse d

orme e dobbiamo aspettare un po’ perchè si svegli. Ma, in fondo l’abbiamo mandato a dormire noi: non possiamo pretendere che si svegli a comando. Gli esercizi base della bioenergetica sono quelli che ci consentono il radicamento, quindi partiamo dal grounding in tutte le sue sfumature. Al grounding si accompagna, per l’esplorazione degli aspetti relazionali, l’arco (immagine qui a fianco) e il

bend over. Nell’arco esploriamo quello che è uno dei principi base della bioenergetica “soft front, strong back”. Se la nostra schiena non è in grado di sostenerci non saremo nemmeno in grado di aprirci e di sopportare la vulnerabilità che l’apertura dell’amore comporta. Nelle posizioni di arco – in bioenergetica sono molte le posizioni di arco che possiamo fare – scopriamo la struttura delle nostre tensioni circolari e iniziamo a scioglierle.

Sempre un arco può anche essere la respirazione che viene fatta con il basculamento del bacino per poter mobilizzare la carica della pelvi. La base è l’idea che per amare sia necessario Protendersi e aumentare così il contatto tra noi e l’altro.

Quindi tornare alle radici ci permette di ritrovare il senso di noi stessi, l‘arco ci permette di sentire i limiti alla nostra apertura e la connessione tra sesso e cuore e protendersi offre  il senso della nostra apertura verso l’altro. Tre piccoli, grandi passi, giusto per iniziare.

 

 

Il cuore e il frutto della pratica zen consiste nel ritornare alle nostre radici. Prima di fare qualcosa, prima di prendere una direzione, dobbiamo sapere da dove veniamo. Ritornate alle vostre radici e tutto vi sarà chiaro. Non centratevi solo sui vostri problemi. Brenda Shoshanna

© Nicoletta Cinotti 2018

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