Ci sono molte buone ragioni per non essere troppo frettolosi nel giudicare. A volte non abbiamo abbastanza elementi e potremmo arrivare a conclusioni affrettate. Altre volte quello che sul momento ci sembra una vera sfortuna si rivela poi, con il tempo, un vero e proprio salvagente verso il quale essere grati. Altre volte ancora il giudizio è troppo condizionato dal nostro umore. Ci sono giorni in cui tutto ci sembra bello perché siamo di buon umore o tutto ci sembra brutto perchè siamo di cattivo umore e scopriamo poi che le cose non stavano davvero come sembravano all’inizio.

La ragione a me più cara per coltivare la sospensione del giudizio però è un’altra. È una consapevolezza che mi è arrivata all’improvviso come quelle folate di vento che ti scompigliano tutto. È perché la nostra mente è separata dal cuore che mi è caro sospendere il giudizio. È una separazione che è nata suppergiù insieme alla mia efficienza. È più comodo non sentire il ritmo del cuore se vuoi essere efficiente e veloce. Così separiamo ciò che è unito e magari andiamo anche fieri della nostra presunta razionalità. Che è la vera benzina del nostro pilota automatico. Senza questa frattura, senza questa separazione non potremmo andare davvero avanti automaticamente. Perché noi nasciamo con una mente cuore e poi, per stare al passo della nostra vita separiamo la mente dal cuore. Rimetterli insieme non è un gioco d ragazzi. Abbiamo paura che cambi in maniera radicale la prospettiva con cui guardiamo a noi stessi e a quello che abbiamo costruito.

Così, con pazienza, mi sono messa a rammendare. A riportare insieme la mente e il cuore. Qualche punto di quel rammendo è stato molto doloroso. Mi sono accorta che la mia incessante autocritica nasceva da lì, da quella separazione tra la mente e il cuore e che rimetterli insieme su quella questione era tutt’altro che automatico. Apriva la porta alla consapevolezza dell’incessante cambiamento, dell’apprendere dall’errore (se vogliamo essere gentili possiamo chiamarlo “imparare dall’esperienza”), del riconoscere ogni giorno che i punti vulnerabili, quelli sensibili, erano i punti di crescita e che nessuna razionalità mi avrebbe difeso dal sentire. O senti o non senti. Ho scelto di sentire.

Il cuore è la capitale della mente. La mente è uno stato singolo. Emily Dickinson

Pratica di mindfulness. Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBSR

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