Capita spesso di accorgerci di fare qualcosa con il corpo e di avere la testa altrove. Un po’ come se fossero parti staccate che seguono una direzione propria. Sappiamo tutti che questo agire con il pilota automatico raccoglie in sé vantaggi e svantaggi: il vantaggio della velocità e lo svantaggio dell’assenza. Qualche giorno fa però ho scoperto un altro aspetto che finora non avevo considerato. Mi sono accorta che, in questa separazione mente – corpo, tanto abituale da essere ormai quasi una epidemia sociale, il mio cuore non sapeva da che parte stare.

Guardava l’indaffararsi del corpo e la proliferazione di pensieri come se guardasse due tennisti presi dal match conclusivo. Oppure due genitori presi dal litigio. Un po’ cercava di dare emozione alla ragione e un po’ di dare sentimento all’azione in corso. Nel mezzo rimaneva assorto e disorientato. Ecco, mi sono detta, è per questo che quando non siamo presenti siamo anche poco affettivi: il cuore non sa proprio scegliere tra questi due contendenti e rimane paralizzato in questo dubbio. Paralizzato in questa separazione.

È solo quando sono tornata presente e ho rimesso insieme mente e corpo che anche il cuore ha ritrovato il suo spazio. Chissà quante volte l’ho lasciato disorientato a guardare questa separazione tra mente e corpo, senza permettergli quel riposo che nasce quando tutto è a portata di mano. Chissà quante volte ho pensato che per essere efficiente dovevo metterlo da parte. O quante volte ho pensato che non c’era bisogno che fossi proprio presente mentre pulivo la casa, sistemavo l’armadio, riordinavo una stanza. No, in effetti quelle azioni le conosco a memoria ma quello che perdo quando le faccio automaticamente non è la qualità dell’azione. Perdo la qualità della mia vita che diventa una vuota ripetizione di attimi. Come se aspettassi che, per vivere, avvenga un evento speciale.

Voglio vivere ogni giorno: non aspettare di aver finito quello che devo fare per vivere. Perché in questa attesa corro il rischio di finire la mia vita. L’avvento non è attesa di un giorno. È la venuta di ogni giorno.

Siate semplicemente con il vostro respiro. Siate con i vostri pensieri discorsivi. Questa purezza porta un senso di sollievo e di pace chiamato “salvezza individuale”. Pace in questo caso significa essere senza complicazioni. Chögyam Trungpa

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR: edizione invernale a Genova e Chiavari

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