Quando amiamo qualcosa o qualcuno abbiamo un desiderio di vicinanza o contatto molto intensi. Desideriamo essere coinvolti con la loro vita e mischiare le nostre acque alle sue, proprio come due fiumi che si incontrano e diventano un solo fiume, un fiume dove l’unione ha mischiato, unito e rafforzato l’acqua che scorre. L’emozione legata alla vicinanza è molto intensa quando siamo innamorati, molto intensa quando siamo appassionati di qualcosa. Tanto intensa che può attivare piccoli e grandi mostri che dormano dentro di noi. I piccoli mostri sono emozioni che spingono verso il possesso e l’avidità.

Non è insolito che quando siamo innamorati finiamo per controllare cosa fa la persona che amiamo. E finiamo per sentirci traditi da atti fuori controllo come se fossero tradimenti veri e propri. (Inutile che racconti il sostegno che WhatsApp dà a tutte le forme di controllo). Non facciamo questo solo con le persone: possiamo essere molto coinvolti anche con oggetti o attività che ci danno piacere. Quanto siamo coinvolti con il nostro cellulare? Quanto siamo coinvolti con la nostra passione per uno sport in particolare? Molto, a volte moltissimo.

Il coinvolgimento nasce da questo desiderio di “essere uno” con ciò che ci dà piacere e va tutto bene fino a che non risveglia il piccolo mostro che dorme nella grotta dell’avidità. Perché quel piccolo mostro – se prende il sopravvento – trasforma il coinvolgimento in mancanza di libertà e distanza, in gelosia e possessività. In compulsione e ossessione. Mentre il nostro amato controllo dirige il traffico dei piccoli mostri come un vigile urbano che dirige le macchine nell’ora di punta. Non sono mostri orribili. Sono accattivanti e simpatici e danno ragione ai nostri pensieri. In particolare ai pensieri che esprimono la paura di perdere. Perchè il desiderio di coinvolgimento va di pari passo con il suo antagonista: con la paura di perdere. Immagino i miei piccoli mostri come le statue del giardino di Bomarzo, silenziosi e immobili come pietre nel gridare e rivendicare antichi diritti.

Il punto è che nulla – proprio nulla – al mondo può rinunciare alla flessibilità. Nemmeno il più intenso dei coinvolgimenti può rinunciare alla distanza che la flessibilità gli garantisce. Nemmeno il più intenso degli amori, la più forte delle passioni, può rinunciare allo spazio disegnato dall’alternanza tra vicino e lontano. Perché tutto ciò che è vivo danza. E tutto ciò che danza è in movimento. Non trasformare il tuo amore, la tua passione per qualcosa in una statua immobile fatta di contatto e possesso. Correndo il rischio di perderla sentirai di più il piacere di trovarla.

Per questo ti auguro la giusta misura,
ne hai bisogno per quasi tutto ciò che fai,
se non vuoi che il tuo progetto
fallisca fin dall’inizio.

Non devi eccedere così smisuratamente
nemmeno nell’ambizione.
Puoi conservare un residuo di dovere
anche per il giorno successivo.

. Elli Michler da “Ti auguro la giusta misura”

Pratica di  mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo di mindfulness interpersonale

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