Ogni tanto qualcuno mi chiede se non mi fermo mai, riferendosi al blog e ai post quotidiani. La domanda è giusta se guardiamo le cose dalla prospettiva del lavoro: bisogna fermarsi ogni tanto dal lavoro, per rinfrescare la mente. Per dare nuovi stimoli. E, inoltre, il silenzio è parte del dialogo.

Questo blog però non fa parte del mio lavoro. Ti racconto le cose che mi piacciono, che amo, il mio diario di pratica, il mio diario personale. È un dialogo intimo e umano ma non è un lavoro, per quello non mi fermo. O meglio, potrei anche fermarmi un giorno o l’altro ma sarebbe sempre per una ragione personale, non professionale. Mi alzo, medito, scrivo e poi inizia la giornata. Questo è uno spazio sospeso tra la notte e il giorno, in cui dare voce a quello che ha valore per me. A volte le mie parole incontrano le tue stesse parole – a cui non riesci a dare voce – e questo è parte integrante del piacere di scrivere: sapere che possiamo sentire esattamente le stesse cose. Accade per diversi motivi: in parte perché condividiamo una comune umanità. In parte perché scrivo a partire da qualcosa che, per me, in quel momento, ha valore.

Noi possiamo raccontare una storia – fare una sorta di diario cronologico – simile alla scrittura autobiografica oppure fare un diario valenziale, per punti d’interesse. Prendiamo qualcosa che ci ha toccato e, a partire da quel punto, andiamo per associazioni. Associazioni di pensiero, sensazioni, emozioni. Li buttiamo come butteremmo i semi sul terreno. Alcuni fruttano, altri no ma non lo sappiamo prima. Poi, una volta che li ho buttati cerco che relazione hanno tra di loro e, molto spesso, scopro cose che non sapevo di sapere. Succede la stessa cosa nella meditazione. Ogni tanto affiorano sensazioni che ti sorprendono: non mandarle via. Inizia ad esplorarle domandati, semplicemente, “cos’è questo?“. Esploralo nel corpo, emotivamente, nei pensieri. In questo modo incomincerai a fare, ogni giorno, una nuova scoperta. Ogni giorno 10 minuti di novità, come diceva Chiara Gamberale nel post di sabato. Perché è diverso dal diario cronologico? Perché il diario cronologico è pieno di fatti già avvenuti. Questo diario coglie il divenire, lo svolgersi del momento presente. Coglie quello che sta succedendo e non quello che è già successo. Si può imparare molto da quello che è già successo ma da quello che è in divenire si impara tutto.

Stiamo esplorando insieme. Stiamo coltivando insieme un giardino con la schiena rivolta al sole. La domanda è la zappa che impugniamo per rompere la dura crosta del terreno e arrivare al ricco humus delle nostre vite. Parker J. Palmer

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

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