Ogni tanto qualche amica ingenua o affettuosa dichiara la sua ammirazione per la mia capacità di organizzarmi, di essere pratica, di non perdere tempo. In genere è un apprezzamento sincero che io definisco ingenuo perché non vede il rovescio della medaglia. Forse un rovescio della medaglia che riguarda solo me o forse che riguarda tutti quelli che, come me, risparmiano tempo perchè sono organizzati.

Bene, una volta che abbiamo risparmiato tutto questo tempo – e parlo a volte di minuti e non certo di ore – che ne facciamo? Lo mettiamo in banca per andare in pensione qualche giorno prima? Oppure lo accumuliamo per metterci al sole a gustare gli ultimi spiccioli di luce? Nossignori. Il rischio che corrono le persone che, come me, risparmiano tempo perché sono molto organizzate è quello di usare tutto quel tempo risparmiato per fare qualcosa in più e non qualcosa in meno. È una lotta che faccio ogni giorno: la lotta di fermarmi e dirmi che basta così. Che non devo aggiungere nient’altro, proprio nient’altro.

Ogni giorno prometto a me stessa che qualche minuto in più di quel giorno finirà nell’essere sfaccendata ma so quanto corro il rischio che sia come la dieta che si inizia sempre di lunedì, quello successivo. È una promessa che rimando per qualcosa che sembra un merito e che, invece, è una sottile crudeltà. Così oggi ho deciso: farò il giorno pigro, come nelle comunità di Thich Nhat Hanh. Perchè in quel vuoto possa fiorire qualcosa di imprevisto, qualcosa di nuovo o, forse, semplicemente per sentire il gusto di qualcosa di lento. Perché non voglio ammalarmi di quella malattia che non sta in nessun manuale di medicina, che solo i poeti sanno descrivere così bene. La malattia del cuore che batte ma non sente perché sta rincorrendo il tempo. C’è un fascino meccanico nell’organizzazione che rincorriamo convinti che ci regali la felicità. Eppure tutto il tempo che il cuore non percepisce è perduto.

Nessuno si rendeva conto che, risparmiando tempo, in realtà risparmiava tutt’altro. Nessuno voleva ammettere che la sua vita diventava sempre più povera, sempre più monotona e sempre più fredda.Se ne rendevano conto i bambini, invece, perché nessuno aveva più tempo per loro. Ma il tempo è vita. E la vita risiede nel cuore. E quanto più ne risparmiavano, tanto meno ne avevano. Michael Ende

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo MBSR

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