Quando ero piccola prendevo i gomitoli di mia madre e univo i fili. Erano gomitoli residui, resti di maglioni diversi, colori e lane diverse. Venivano fuori delle palle coloratissime. Su quelle palle di lana colorata mi hanno insegnato a fare la maglia. Chilometri di sciarpe per gatti, coperte per cani, presine per la cucina. L’insieme era meraviglioso perchè quel cambiare continuamente filo rendeva tutto imprevedibile e unico. Poi sono stata promossa ad avere un vero gomitolo, tutto della stessa lana, per fare qualcosa di “vero”. Ma la bellezza di quelle prove colorate e di quei gomitoli che cambiavano improvvisamente colore e spessore mi è rimasta nel cuore.

Ecco, a proposito di cuore, credo che anche il nostro cuore sia un gomitolo fatto così. Ogni volta che abbiamo amato e siamo stati amati abbiamo aggiunto del filo al gomitolo del cuore ma siccome ogni storia è diversa anche i fili della cura che abbiamo ricevuto sono stati diversi. Per alcuni ci sono stati pochi, lunghissimi fili. Per altri un solo gomitolo. Per la maggioranza di noi è un gran melange di colori, fili di spessore diversi. Morbide lane o duri spaghi di corda, perché ogni storia ha avuto il suo carattere.

Poi quando abbiamo bisogno di curarci di noi torniamo a quei fili e riprendiamo quello stile di cura che abbiamo ricevuto. Uno stile che a volte è critico e altre amorevole. A volte compassionevole e a volte nervoso. I fili però sono tutti lì, nel cuore, e più fili abbiamo avuto, più abbiamo amato e più abbiamo imparato tanti modi diversi di confortarci.

Poi, quando le persone arrivano con i loro fili colorati e ammassati nel cuore, con la sensazione che ci sia in quella confusione qualcosa di rovinato, faccio la stessa cosa che facevo nelle prove da bambina. Annodo i fili: raramente c’è qualcosa di troppo corto o troppo duro che va buttato via. Quando soffriamo è perché c’è un filo che non riusciamo ad annodare alla nostra storia. Dobbiamo solo imparare la pazienza del melange. La sua sorpresa. Nel farlo spesso torno indietro nel tempo ma non sono ricordi. Se lo fossero non darebbero fastidio. Invece sono scene ancora attive che aspettano di essere annodate e, alla fine, sono quattro i personaggi che impediscono di annodare i fili: il genitore esigente, il genitore punitivo, il bambino arrabbiato e il bambino ferito. Gridano nel cuore all’impazzata “No, sbagliato!!!” Aspetto che sia possibile annodare quel filo: loro si calmano e il filo diventa una trama che riporta al presente.

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2022 Training internazionale in Mindful Parenting

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