La nostra mente è abituata a viaggiare: nessuna pandemia la ferma. Anzi, in questa situazione viaggiamo ancora di più! Viaggia nel passato per progettare le escursioni future. È per questo che tra ansia e vergogna c’è un legame strettissimo. Un legame che possiamo comprendere facendo una distinzione tra emozioni e stato mentale. Le emozioni propriamente dette sono quelle che nascono nel presente, perché succede qualcosa nella relazione tra interno ed esterno. Gli stati mentali, sono, invece, un complesso di emozioni che  persistono nel tempo al di là di quello che accade, a volte senza un interruttore specifico che le accende.

Quando le emozioni sono chiare forniscono informazioni e danno una direzione alla nostra azione. Ci aiutano a dare senso alla vita. Gli stati mentali invece sono caratterizzati da un’emozione prevalente ma che non sembra essere ancorata al presente, non ci offrono informazioni utili ma sembrano una parte del nostro carattere e spesso li usiamo per definirci. Per esempio possiamo dirci che siamo ansiosi, o timidi, anche in situazioni in cui non lo siamo perché riconosciamo che è uno stato mentale che proviamo spesso.

Se sono ansiosa prima di una conferenza è normale ma, se provo ansia solo all’idea di fare una conferenza, tanto da evitare di mettermi in situazioni in cui mi possa venire richiesta una presentazione questa non è più un’emozione ma uno stato mentale. Oppure faccio la conferenza ma rimango agitata, imbarazzata e scombussolata per tutto il giorno tanto da non sapere più nemmeno se ho fatto una buona presentazione. Anche in questo caso è uno stato mentale.Gli stati mentali possono essere così intensi da non permetterci di stare in quello che stiamo facendo e interferiscono con le nostre capacità di comunicazione. Ci lasciano impantanati.

La vergogna che possiamo aver provato in situazioni passate è una delle emozioni che tende a diventare uno stato mentale. Mischiandosi con l’ansia diventa un micidiale matrimonio. Provare vergogna perché è appena accaduto qualcosa di imbarazzante è normale. La vergogna, in questo caso, ci dice che ci siamo esposti e che temiamo di venir giudicati. Quando diventa uno stato mentale però la proviamo anche in situazioni in cui non è successo nulla. L’ansia che sorge ci avverte che stiamo andando in una direzione che consideriamo pericolosa e iniziamo ad evitare. A costruire muraglie di evitamento. Evitiamo così tanto che potremmo avere l’impressione che la vergogna sparisca sotto il cumulo dell’ansia. In realtà è la somma delle due che rende le nostre emozioni spropositate e la nostra vita una continua fuga. È la somma delle due che ci porta a rinunciare. Rinunciare non è accettare i nostri limiti: è subire le conseguenze dei nostri stati mentali.

Se i bambini vivono con la vergogna,
imparano a sentirsi colpevoli.

Se i bambini vivono con l’incoraggiamento,
imparano ad essere sicuri di sé.

Se i bambini vivono con la tolleranza,
imparano ad essere pazienti. Dorothy Law Nolte

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© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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