Ognuno di noi vorrebbe avere un’attenzione personale e unica. Che rispetti le nostre caratteristiche individuali. Penso che una vera relazione non possa che essere così: unica e irripetibile. Tanto più rivendichiamo la nostra unicità tanto più sarebbe utile che prestassimo attenzione al mercato delle generalizzazioni che vive dentro di noi. È una kasbah dove tutti sembrano avere qualcosa di ottimo da venderci: perché le generalizzazioni offrono certezze a buon mercato.

Peccato però che le generalizzazioni non siano affatto un segno di salute emotiva: sono, molto spesso, un segno di natura depressiva. Abbiamo bisogno di generalizzare, a partire da una esperienza personale, con l’illusione di proteggerci dalla delusione e dal dolore. Costruiamo così un blocco rigido di pensiero, che ripetiamo a noi stessi interiormente, e agli altri, per convincerci di non avere fiducia nel futuro. Perché, alla fine, la conclusione delle generalizzazioni è sempre la stessa: mettere in guardia contro l’aprirsi delle possibilità. Darle per perse. In questo modo, giorno dopo giorno, distruggiamo la nostra memoria del futuro ossia la fiducia e la speranza nelle possibilità della nostra vita. Una perdita dannosa. E che non ci rende più in grado di dimorare nel presente, anzi. Ci rimanda continuamente, in modo esplicito o implicito, al passato.

Ridurre la fiducia a blocchi chiusi di certezze inamovibili non ci renderà più protetti. Renderà la nostra mente più chiusa e il nostro cuore più duro. E la nostra memoria del futuro una prospettiva di noia. Decliniamo al singolare la nostra vita. Decliniamola in prima persona e nel modo indicativo. Usciamo dalla globalizzazione della generalizzazione. È una forma di protesta ecologica e sostenibile.

Il paradosso, però, è che potete cambiare voi stessi o il mondo soltanto se uscite per un attimo dai vostri soliti percorsi, se vi abbandonate e vi fidate e lasciate che le cose siano come sono già, senza cercare di realizzare niente, meno che mai obiettivi che non sono altro che il prodotto della vostra mente. Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Il panorama della mente

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©Ennio Pereira R.

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