Il controllo non nasce insieme a noi. Quando siamo neonati non ci preoccupa affatto controllare quello che proviamo e nemmeno controllare il modo di esprimere quello che proviamo. Anche se volessimo non lo sapremmo fare perché certe azioni legate al controllo richiedono una maturità muscolare che si acquisisce con il tempo. Man mano che cresciamo otteniamo maggior controllo e molte gratificazioni rispetto alla nostra capacità di controllare e controllarsi. I nostri genitori sono entusiasti quando impariamo a controllare i movimenti e a camminare. E ancora di più quando siamo pronti per rinunciare al pannolino. E quando impariamo a leggere e a scrivere impariamo a controllare altri aspetti che sono fondamentali per la nostra crescita. Riusciamo a tenere il controllo dell’attenzione e a padroneggiare la nostra concentrazione.

E moltissime volte i nostri tentativi di controllare le nostre azioni ci portano a risultati che suscitano ammirazione e approvazione. Così incominciamo ad associare il controllo con l’ammirazione e l’approvazione. Come se ogni volta che siamo riusciti a controllare qualcosa scoppiasse un applauso, se non fuori di noi, almeno dentro di noi. E per farlo rafforziamo ogni giorno la nostra armatura muscolare, convinti di proteggerci dal rischio di perdere il controllo e dagli attacchi che possono arrivare dal mondo esterno quando perdiamo il controllo.

Anche se controllo e il self control sono utili in moltissime situazioni non sono utili sempre e in alcuni casi sono addirittura contro producenti. È inutile cercare di controllare quello che proviamo. Le emozioni arrivano e se ne vanno senza ubbidire al nostro tentativo di controllo. Possiamo controllare – entro certi limiti – se e quando esprimerle ma non possiamo impedire che sorgano emozioni spiacevoli. Non possiamo impedire che arrivi l’ansia o la tristezza. E, in questi casi, la nostra passione per il controllo può davvero peggiorare le cose. Ci sentiamo inadeguati proprio perché non riusciamo a controllare quello che proviamo. Ci sembra una debolezza (o un errore) imperdonabile. Ci sentiamo umiliati dalla nostra incapacità di controllare l’ansia, la paura, la vergogna e facciamo cosa assurde per riprendere il controllo della situazione. Assurde e a volte pericolose come bere troppo, mangiare troppo, usare troppi farmaci o lavorare troppo.

Invece bisognerebbe darlo per certo: non possiamo controllare tutto. Non possiamo controllare quello che proviamo e sentiamo. Possiamo smettere di ascoltarlo ma non di provarlo.Possiamo contrarre tutti i muscoli – perché il controllo passa sempre attraverso la contrazione muscolare – per sentirci forti, per cercare di controllare. Ma la natura mutevole della nostra vita interiore sfugge a quel controllo. Questo non significa che siamo deboli. E, soprattutto, non significa che dovremmo fare di tutto per controllare di più. La nostra vita non andrà in rovina perché non riusciamo a controllare tutto. Non andrà in rovina perché non tutto va esattamente come vorremmo che andasse. Significa che possiamo usare un’alternativa al controllo. Un’alternativa che non va relegata alla nostra infanzia, quando altri la usavano con noi. L’alternativa è riconoscere quello che proviamo. Autorizzarsi a provare quello che proviamo (Questo in realtà è un trucco per smettere di rimproverarsi) e consolarsi quando c’è da consolarsi. Insomma fare con noi stessi quello che un buon genitore farebbe con suo figlio. E smettere di essere pessimi genitori di se stessi. Perché la nostra mania per il controllo ci rende severi e intransigenti, o esageratamente indulgenti e disordinati. In una parola la nostra mania per il controllo – e la constatazione che non riusciamo a fare andare le cose esattamente come vorremmo – diventa una delle nostre ragioni di infelicità.

Il termine “Armatura” o “corazza” indica lo schema globale delle tensioni muscolari croniche del corpo. Vengono definite così perché servono a proteggere l’individuo contro le esperienze emotive dolorose e minacciose. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti Cambiare diventando se stessi: il piacere l’ansia e le difese

Photo by Henry Hustava on Unsplash

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