Anche se può sembrare strano non tutte le persone hanno una percezione chiara delle proprie emozioni. Percepiscono solo quelle più forti e, tutti noi, in misura variabile, abbiamo un qualche tipo di anestesia emotiva. Non è solo per ragioni psicologiche che non percepiamo molte emozioni. Tantissime volte è per ragioni fisiche.

Le emozioni, per venir percepite, hanno bisogno di un corpo sensibile ma se il nostro corpo è reso insensibile dalle contrazioni e dalle tensioni, sentiamo solo l’effetto delle tensioni ma non quello che davvero potremmo percepire se fossimo più liberi.

Siccome poi le tensioni producono dolore siamo convinti di percepire anche troppo e non sentiamo la nostalgia di tutte quelle sfumature che rimangono fuori dalla consapevolezza, sfumature che come i colori, darebbero luce alla nostra giornata. È per questo che la prima cosa che viene fatta in bioenergetica è lavorare per riportare la spontaneità nel corpo. Per togliere l’abitudine a non sentire che è una delle abitudini più radicate e pericolose che abbiamo. Abbiamo paura di sentire e non ci spaventiamo, invece, di quell’arma di distruzione che sono i nostri pensieri. Scambiamo il grano con la crusca e la spontaneità per maleducazione. Le espressioni emotive sane non sono mai isteriche: sono a supporto della nostra identità e il movimento che le esprime riguarda tutto il corpo. È solo quando il movimento può abbracciare tutto il corpo che sentiamo le emozioni. Altrimenti è come se fossero un’onda che rimane troppo chiusa in uno spazio angusto e lontano dalla consapevolezza. Un mare che frange senza essere ascoltato.

Cominciamo ad anestetizzarci con la riduzione del respiro e poi la con la riduzione dei movimenti e a scendere rendiamo tutto più piccolo e angusto. Riportare liberà al respiro è il primo passo anche se questo scioglimento non può essere raggiunto solo con la respirazione. Ecco perché Alexander Lowen ha fatto entrare il movimento nella stanza della psicoterapia: più il corpo è vivo più è grande l’essere. Solo una illusione della nostra mente narrativa può averci fatto credere di poter guarire a parole quello che era nato dai fatti. La vita è movimento e non possiamo guarire il movimento “ferito” raccontandone la storia. Lasciamo che il corpo ci parli: riprenderemo allora la vita vera.

Quando un movimento abbraccia tutto il corpo in modo unitario il risultato è una espressione emotiva che viene percepita distintamente. Questo principio è alla base della terapia bioenergetica. Il suo scopo è il ripristino della naturale spontaneità del corpo e lo sviluppo di un adeguata padronanza da parte dell’Io. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti Andare oltre la paura di vivere. Un ciclo di gruppi terapeutici Genova 2020

Photo by Ahmad Odeh on Unsplash

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