Mi capita spesso, durante la pratica, di invitare le persone ad entrare in contatto con le sensazioni piacevoli, spiacevoli e neutre. E, quasi sempre, tutta l’attenzione va sul neutro. Su cosa sia neutro, se esiste davvero (ci sono molti autorevoli sostenitori del fatto che il neutro non esista). Nell’ultima pratica qualcuno ha dato, del neutro, una bella definizione: “è ciò in cui provo pace”. È vero che ci sono delle cose che percepiamo e, al di là della nostra costante tendenza alla valutazione, ci lasciano tranquilli. Non attivano corse né a destra né a sinistra. Non le tratteniamo perché piacevoli né le scacciamo perché spiacevoli. Quel neutro è guardare con equanimità a ciò che accade.

Per me il neutro è libertà: è il momento in cui sento che davvero tutto è possibile perché le mie preferenze, le mie interferenze che mi spingono a cercare di dare alla vita una forma precisa, finalmente dormono. Dormono come non hanno mai dormito prima. Dormono serene. Quel neutro mi è caro. A volte arriva inaspettato e mi accorgo solo dopo che è arrivato con un senso di sollievo e apertura. Ho pensato per tanto tempo che la libertà fosse rompere regole e vincoli. Che la mia anima ribelle non mi avrebbe permesso di smettere di lottare per la libertà. Scopro da poco tempo che libertà è non avere preferenze che mi condizionino. E riconoscere il sorgere delle preferenze senza dover, per forza, fare di tutto perché si realizzino. Forse era quella la pace di cui parlava P. durante la pratica condivisa.

E poi c’è il neutro nelle relazioni. Non è l’eccitazione dell’inizio né il dolore della fine. È quella familiarità che può essere calda come una coperta o soffocante come la noia. Che non ti scuote nelle fondamenta ma ti riposa. In quel neutro molte relazioni appassiscono perché amiamo gli opposti, l’eccitazione e la corsa. Gli alti e i bassi. Amiamo quello che non sappiamo ancora come andrà a finire. Cosa facciamo di quel neutro, di quel periodo di conoscenza e di tranquillità, dice molto sulla salute e sulla durata della relazione. Per molti è nel neutro che inizia la fine. Per altri è nel neutro che arriva la sicurezza. Io, nel neutro delle relazioni, vado in profondità. Perché essere profondi non è essere tristi ma guardare le cose dalla prospettiva delle radici. Ecco il neutro per me, in una relazione, è la prospettiva delle radici.

Le cose più vere sono anche quelle che appaiono più finte. La realtà, come tu sai, è sempre più forte dell’immaginazione. Non solo, la realtà può permettersi di essere incredibile, inspiegabile, assurdamente sproporzionata. L’opera letteraria, con mio grande rammarico, tutto questo non se lo può permettere. Philip Roth

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2019 Cambiare diventando se stessi: il piacere l’ansia e le difese

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