In questi giorni mi è tornata in mente una storia di Buzzati. Forse la conoscerete. È la storia di un pesciolino rosso a cui il proprietario, commosso dal vederlo muovere in una piccola boccia di vetro, aveva costruito una piscina più grande, molto più grande. Aveva messo la piccola boccia di vetro nella piscina e per alcuni giorni aveva gioito di vederlo scorrazzare felice per tutta la vasca. Ben presto però il pesciolino aveva ripreso a passare molto tempo nella sua boccia, che era rimasta dentro la più grande piscina, suscitando delusione e perplessità nel proprietario. Interrogato il pesce rosso rispose così

Non é l’uso della libertà che importa. Ciò che importa è la possibilità di usarne. Qui è il sapore più squisito. Io amo stare in questo vaso che è così intimo e adatto alla meditazione. Ma so che quando voglio, posso uscirne e fare lunghi viaggi nella vasca (per la quale ti ringrazio). Era un carcere questo vaso e adesso non lo è più, ecco la differenza. Non solo. Stando qui, io vivo dal punto di vista materiale l’identica vita di prima, quando ero prigioniero ed infelice. Ma proprio questo mi permette di godere della felicità raggiunta. Io sto nel carcere, ma la porta è aperta. Se per sfruttare questa libertà io corressi dappertutto senza fermarmi mai, a un certo punto sarei sazio. E la soddisfazione cesserebbe. E comincerei a desiderare mari sempre più grandi. Insomma tornerei ad essere infelice. Vedi che della libertà nessuno sa godere più di me. E adesso, per favore, lasciami tranquillo nel mio vaso.

Francamente non so se assomiglio al pesciolino rosso. Forse avrei continuato a desiderare uno spazio più ampio. Forse, invece, mi basta sapere che quello spazio più ampio è possibile. Quello che non vorrei è perdere la memoria della spaziosità. Non vorrei trovare troppo confortevole lo spazio piccolo delle sicurezze. Non vorrei trovare troppo rifugio nelle abitudini.

Ieri, quando ho sentito dell’attentato di Manchester  ho pensato che il rischio, in questi anni, è pensare di poter avere protezione dal rischio e, per questa illusione, rinchiudersi in uno spazio troppo piccolo, politico o personale che sia. Se ci rinchiudiamo nello spazio della nostra paura sceglieremo soluzioni con poca prospettiva. Soluzioni senza idealità. Se manteniamo la memoria della spaziosità non sarà sempre necessario percorrere tutte le possibilità ma sapere di poterlo fare ci renderà liberi.

Pratica di mindfulness: Lavorare con la paura

© Nicoletta Cinotti 2017 Verso un’accettazione radicale Foto di ©alexcurrie

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