Quando portiamo l’attenzione all’interno può accadere che il panorama ci spaventi: troppo rumore fanno i nostri pensieri, troppo forte batte il cuore, troppa ansia viene a galla. In questi casi può comparire una irrequietezza quasi insostenibile che fa accorciare il tempo di pratica, quando non addirittura tagliarlo per cercare una distrazione all’esterno.

È comprensibile perché se l’emozione di disagio è intensa abbiamo bisogno di regolarne in qualche modo la forza. Però è come quando buttiamo tutte le cose che sono in giro per casa in una stanza e chiudiamo la porta. Apparentemente abbiamo messo ordine ma il disordine rimane – e cresce – solo che non lo vediamo. Questa è l’unica vera differenza: togliamo lo sguardo da ciò che ci dà troppo fastidio. Una strategia buona sul momento ma pessima a lunga scadenza.

A lunga scadenza abbiamo bisogno di mettere ordine e per farlo abbiamo bisogno di un aiuto. Anzi di un piccolo aiuto: l’aiuto del piccolo. L’aiuto del piccolo è semplice: invece che portare l’attenzione all’intero panorama interiore, portare l’attenzione al respiro. Invece che portare l’attenzione a tutto il ciclo del respiro, portare l’attenzione all’inizio del respiro o alla fine del respiro. Oppure portare l’attenzione ad un punto minuscolo nell’addome o nel torace dove il respiro muove e canta il suo ritmo. Più riusciamo a portare l’attenzione ad un a frazione piccola più la nostra pratica sarà facile e più riusciremo a calmare l’ansia. Perché queste sensazioni sono frutto della paura e dell’ansia che ingigantiscono le sensazioni e ingigantiscono la percezione del pericolo. È come vedere le ombre proiettate dal fuoco sulle pareti di una caverna: sono molto più grandi della persona che viene illuminata.

Così per stare con queste due emozioni che rendono tutto gigantesco, come rendono gigantesca la nostra difficoltà a stare immobili e presenti, basta usare un antidoto: l’antidoto del piccolo. Poi, se proprio vogliamo stare comodi, aggiungiamo all’antidoto del piccolo la cura della gratitudine. Questo renderà il piccolo luminoso.

Ti lascio libera, mia bellissima e terribile paura.
Ti lascio libera. Eri la mia amata
e odiata gemella, ma ora, non ti riconosco
come me stessa. Ti lascio libera con tutto il
dolore che avrei provato alla morte
dei miei figli.
Tu non sei più il mio sangue.JOY HARJO

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2022 Il programma di Mindful Self-compassion

 

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