La rabbia è una delle emozioni basilari, quelle che proviamo fin dalla nascita, in risposta a frustrazioni o privazioni. È un sentimento complesso perché può diventare distruttivo. Non sempre lo è: ci sono molte occasioni in cui la rabbia è un sentimento importante che permette di rafforzare il legame anziché di indebolirlo.

È quando la rabbia diventa una forma di protesta. Succede prima o poi che, in una relazione, nasca il desiderio di protestare. A torto o a ragione, la protesta esprime la nostra visione del mondo. Esprimere la protesta è importante per non entrare in una modalità di sottomissione relazionale. La sottomissione relazionale è quello che proviamo quando, per paura di essere lasciati, accettiamo anche cose che non sarebbero accettabili.

Lo scopo della protesta è di permetterci di comprendere la forza del legame. Se la nostra protesta porta ad una rottura vuol dire che quel legame non era solido oppure che era basato su un tentativo di supremazia. Per molte persone le relazioni sono luoghi in cui affermare la propria supremazia: gli altri devono tacere e stare ai patti. In questo caso protestare non conduce che alla rottura relazionale. In altre relazioni, dove gli aspetti di potere sono secondari ed è, invece, primaria, l’importanza della relazione, la protesta attiva una parte interessante della relazione: incominciamo a capire quali sono limiti, bisogni e desideri reciproci. Impariamo una visione più realistica e meno idealizzata dell’altro e questo processo porta ad un rinsaldarsi della fiducia nella relazione. Evitare di protestare non è mai una scelta a lungo termine: prima o poi la nostra posizione viene fuori e poi perché mai stare in una relazione che disegna uno spazio consentito troppo stretto?

Quello che possiamo fare è chiederci quanto tolleriamo la protesta: quanto siamo disponibili a rimanere in una relazione in cui qualcuno protesta? Quanto siamo disponibili ad accettare che gli altri ci “disubbidscano”, che protestino, per qualcosa che facciamo?

La risposta a queste domande ci consentirà di misurare non tanto la nostra rabbia ma l’importanza che il potere e la supremazia rivestono nelle nostre relazioni. Perché ogni relazione attiva anche un ranking sociale e se siamo poco disponibili alla varietà dei nostri ranking potremo stare solo in relazioni che non minacciano la nostra posizione interiore: quel potere che a volte amiamo più di quanto amiamo le altre persone. Perché il potere dell’amore è pressochè infinito: si arresta solo di fronte all’amore per il potere. Quando ci preme di più avere potere sull’altro che avere amore, il nostro mondo relazionale diventa infinitamente più rigido e il nostro mantra diventa “o prendere o lasciare”. E spesso lasciamo senza lasciar andare davvero. Lasciamo per continuare a criticare, dentro di noi, le persone che abbiamo lasciato. Questi sono i paradossi del legame tra amore e potere.

…la mancanza di sintonia tra madre e figlio e la capacità della prima di modulare il comportamento in base alle proteste del secondo rende il legame tra loro più solido. Un neonato si dispera quando la mamma non capisce cosa vuole e si rallegra quando finalmente lo capisce. La riparazione aumenta la fiducia del bambino nella mamma e in sé stesso: fiducia nella capacità di avere un ruolo attivo nella relazione. Susan Bögels, Mindful Parenting di prossima pubblicazione

Pratica del giorno: Protendersi

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ouselves: ritiro di Mindfulness 7 – 11 Marzo 2020 con Susan Bögels e Nicoletta Cinotti

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