Non so come funziona dentro di te il principio del dovere, Non abbiamo tutti la stessa storia su questo principio. Per alcuni il principio del piacere rimane forte e attraversa infanzia e adolescenza come un aquilone che è alto nel cielo anche una volta diventati adulti.

Per me non è così: il mio principio del dovere è sempre stato forte e a lui (me l’immagino maschile ma chissà se poi lo è davvero) devo molti dei miei risultati. Forse la maggior parte. Gli sono grata perché mi ha insegnato la disciplina, il rigore e l’ordine. Però ci sono degli effetti collaterali di questo principio che non mi piacciono affatto e con i quali, ogni giorno, mi trovo a fare i conti. Questo principio ha un primo ministro che governa la repubblica interiore che non è affatto simpatico. Questo primo ministro si chiama vergogna. Il dovere infatti, per farsi rispettare, ha un terribile aiutante nella vergogna. Possiamo vergognarci di non aver fatto cose che non sono poi così problematiche o riprovevoli semplicemente perché non abbiamo rispettato fino in fondo il nostro dovere. Il danno peggiore lo fa in casa della gioia. Infatti tutte le volte che proviamo gioia possiamo avere una coda di senso di colpa perché la gioia, lo sappiamo bene, toglie in modo leggero e naturale, lo spazio al dovere. Ci ho messo un po’ di tempo a scoprire come funzionava il principio del dovere perché il suo trucco preferito è quello di metterti il paraocchi. Ti fa vedere solo la carota del risultato che penzola davanti a te e non concede spazio per altre distrazioni. In effetti l’ho scoperto proprio imparando a guardare al di là del paraocchi. Farlo dominare significa credere di non avere diritto alla gioia ma la gioia è l’ingrediente indispensabile dell’apprendimento e della crescita. Così, alla fine l’ho scoperto: per chi segue il principio del dovere c’è un continuo allenamento a fare e semplicemente essere suona come un eufemismo per smettere di esistere. Ecco perché in alcuni momenti può essere così difficile stare sul cuscino: coltiviamo la gioia su quel cuscino e lo facciamo smettendo di fare e correndo il rischio, semplice e scandaloso, di esistere senza altra ragione che essere presenti. La gioia ci restituisce qualunque cosa, impastandola di affetto. la vergogna ci restituisce qualunque cosa, anche l’innocente desiderio di essere amati,. impastandola nel segreto. Non inseguire la carota, mi sono detta, torna al calore del corpo, torna all’odore del respiro nel cuore della primavera. Tutta la vita non è che un esercizio per tornare dove siamo nati e diventare genitori di noi stessi.

Ogni cosa che ho visto di te, te la restituisco amata. Il giardino della gioia, Maria Grazia Calandrone

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves

 

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