Mettiamo dei limiti, anche senza accorgercene. Mettiamo dei limiti perché la nostra prima preoccupazione è la sicurezza. Giustamente.

Mettiamo dei limiti anche a cose che sono per loro stessa natura illimitate. Spesso la prima cosa che limitiamo di noi è la nostra espressione, la nostra creatività. Come se ci fosse un pericolo nell’esprimere se stessi e riconoscere che possiamo crescere oltre al limite precedente. Esprimersi non vuol dire che non abbiamo limiti. Vuol dire che per esprimerci li mettiamo a posteriori e non a priori. Emily Dickinson diceva “Il silenzio è tutto ciò che temiamo, c’è riscatto in una voce“. È vero: nel momento in cui ci esprimiamo riscattiamo una parte di noi. Le diamo vita, proprio come quando nasce un figlio. E non sappiamo se, dopo, saremo in grado di crescerlo e di allevarlo.

Recentemente un’amica ha avuto il terzo figlio e quando sono andata a trovarla mi ha detto, “Sai, quando ho avuto la prima bambina non credevo che avrei mai potuto amare così tanto. E quando aspettavo il secondo avevo paura di non riuscire a volergli bene altrettanto. Come se il cuore avesse una superficie limitata. Non era così. Adesso che è arrivato Marco ho l’impressione che anche l’amore che nutro per gli altri due sia cresciuto. Ho l’impressione che il cuore abbia una superficie limitata ma non l’amore”.

Credo che sia così anche per molte altre cose. Non vuol dire che non abbiamo dei limiti ma che i nostri limiti sono spostati avanti da quello che facciamo e se non osiamo fare qualcosa disegniamo un limite che è dettato dalla nostra paura e non dalle nostre possibilità.

Questo continuo dialogo tra quello che abbiamo fatto e quello che possiamo fare ha la dimensione della nostra crescita: nel momento in cui scegliamo di non fare domandiamoci se è saggezza o paura. Se è saggezza ci lascerà un panorama aperto. Se è paura ci lascerà un senso di ritiro. Eppure la paura è il miglior indicatore che conosco: dice che c’è qualcosa di vivo nei boschi bui della mente che aspetta riscatto.

Silence is all we dread.
There’s Ransom in a Voice –
But Silence is Infinity.
Himself have not a face.

Il Silenzio è tutto ciò che temiamo.
C’è Riscatto in una Voce –
Ma il Silenzio è Infinità.
In sé non ha un volto. Emily Dickinson

Pratica di mindfulness: Lavorare con la paura

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

Photo by Annie Spratt on Unsplash

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