Credo di averti raccontato spesso che mi piace la tecnologia, direi di più: mi appassiona. Eppure non ne sottovaluto il danno. E uno dei danni della tecnologia è che ci fa perdere il senso del tempo. Non parlo solo del rimanere coinvolti e navigare perdendo il senso del tempo. Parlo del pretendere che tutto si possa fare all’istante. Ho un meeting su Zoom? Ci arrivo 5 minuti dopo anziché cinque minuti prima. Dura un’ora? esco quando voglio tanto non se ne accorge nessuno. Oggi è venerdì? Che importa tanto sabato e domenica si sta in casa lo stesso! Mi vesto? No tanto non serve, quando ho una maglia adatta sono a posto….e così via gli esempi potrebbero essere infiniti perché la nostra mente scova velocissimamente trucchi per spadroneggiare nella nostra vita. Ma il nostro corpo è un animale antico che ha bisogno dei ritmi per funzionare.

Anzi direi che il nostro corpo è Re nel Regno del ritmo: giorno/notte; sonno/veglia; sistole/diastole; cibo/digestione; inspirazione/espirazione; peristalsi; protensione/ritiro. Tutta la vita del corpo è strutturata su ritmi e cicli che ci insegnano il senso del tempo. Possono volerci mesi – a volte anni – perchè un bambino impari che si dorme di notte e si gioca di giorno ma questo rispetto dei ritmi – della distanza tra un pasto e l’altro, tra un sonnellino e l’altro – è la prima cosa che gli insegniamo perchè sappiamo che è fondamentale per la sua salute fisica ed emotiva. Rende il mondo conoscibile e più prevedibile. Rende il Tempo amico della Memoria. Senza ritmo la memoria frana in una miriade di frammenti, come polvere di stelle che scivola via dalla nostra vita, lasciando meteoriti di esistenza. Perdiamo consistenza, senso e significato dell’esistere quando perdiamo il ritmo.

La mente invece di tutto questo pensa di potersene fregare bellamente: è veloce (per alcuni velocissima); piuttosto prepotente e soprattutto vuole dominare e mettere le leggi a suo piacimento. In fondo il corpo è umile e non si ribellerà. Vero. Apparentemente il corpo non si ribella: si ammala. Così iniziamo ad avere problemi di memoria e di attenzione; insonnia; ansia indifferenziata; tachicardia; disturbi cardiovascolari (anche perché per alterare i ritmi agiamo sempre sul sistema cardiovascolare con fumo, sigarette, caffè, stimolanti, sedativi). I ritmi cullano il corpo e lo aiutano a regolare il freno (sistema nervoso autonomo parasimpatico) e l’acceleratore (sistema nervoso autonomo ramo simpatico).

Tra tutte le illusioni del tempo che la tecnologia produce ce n’è una che è fantascientifica: l’illusione di poter fare tutto all’istante. Come Leila in Guerre Stellari, compariamo e scompariamo all’istante: che ebrezza e che brivido di potere!

C’è un meeting alle 20? Arrivo alle 20.05, alle 20,10…tanto è un attimo. Non c’è percorso da fare perché la connessione è immediata (a parte il fatto che anche le connessioni più immediate possono incontrare inghippi). Il punto è che noi ci gettiamo dentro alle cose come se fossimo oggetti, senza aspettare, senza pre-gustare, senza un reale desiderio tutto viene velocemente bruciato, anche il significato. Poi usciremo nel mondo reale e magari rimpiangeremo quando facevamo tutto all’istante, senza preparazione, intenzione, attesa. E non ci renderemo conto che senza attesa, intenzione, desiderio, tempo avremo perso quello che significa essere umani. Ma non saremo Dei: saremo solo replicanti.

In Blade runner i replicanti lottavano per costruirsi la memoria. Noi agiamo in modo da perderla. Questo non è vivere il presente. Questo non è stare nel qui e ora. Questa è l’illusione più vecchia del mondo: fare quello che vogliamo senza preoccuparci delle conseguenze.

CALIPSO…Chi non si ferma adesso, non si ferma mai più. Quello che fai, lo farai sempre. Devi rompere una volta il destino, devi uscire di strada, e lasciarti affondare nel tempo…
ODISSEO Non sono immortale.
CALIPSO Lo sarai se mi ascolti. Che cos’è la vita eterna se non questo accettare l’istante che va ? L’ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo errare inquieto ?
ODISSEO Se lo sapessi avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.
CALIPSO Dimmi.
ODISSEO Quello che cerco l’ho nel cuore, come te. Cesare Pavese – L’isola – da I dialoghi con Leucò

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© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità

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