Quando abbiamo un bambino piccolo è quasi naturale cercare di tenerlo in braccio: dobbiamo ricordarci di non esagerare per metterlo nel lettino. Quel contatto scalda lui e noi in un modo che poche altre cose al mondo riescono a fare. Forse solo il contatto con la persona che amiamo può eguagliare quella sensazione di scioglimento dei lacci dell’anima e del corpo. È il contatto con il corpo della madre che consente ai bambini di conoscere le dimensioni del proprio corpo e di imparare a protendersi ed espandersi fiduciosamente verso l’ambiente circostante. Quando i bambini non ricevono abbastanza contatto riducono la loro capacità esplorativa perché è come se avessero meno energie per muoversi spontaneamente nel mondo.

Se, però, questa mancanza di contatto non è troppo precoce e il bambino ha già un senso di Sé abbastanza nutrito e definito, compensa l’assenza materna con la forza di volontà e compie movimenti direzionati, spinti dal desiderio di ricevere quello di cui ha bisogno, verso ciò che gli manca.

Questo è diverso dalla fiducia di ricevere: è la fiducia nella propria capacità di prendere. Io incontro tante persone così. Credo di esserlo anch’io. Non ho fiducia di ricevere ma ho fiducia nella mia capacità di prendere quello di cui ho bisogno. I due movimenti sono diversi. Il primo richiede apertura; il secondo sforzo. Il primo richiede contatto; il secondo volontà ( e la volontà, come disse l’Alfieri, funziona).

In qualche modo questo prendere ciò di cui si ha bisogno, che nasce come esercizio della volontà, permette di non riconoscere la mancanza ma non ha la stessa vitalità, lo stesso sentimento che si produce in un contatto spontaneamente e casualmente ricevuto. E crea un’illusione: l’illusione che ciò che non si è avuto sarebbe ottenibile se fossimo diversi. Dirigiamo così la volontà verso il cambiamento del nostro carattere. Non ci rende felici ma ci fa sentire efficienti.

So bene che bisogna imparare per esperienza personale e che niente è più convincente di quello che viviamo in prima persona, però credetemi – ve lo dice una che ha forza di volontà da vendere – non funziona, non è una buona idea e fa pure male alla salute. Meglio fare un sano lutto per quello che non si è avuto che usare la nostra volontà per cambiarci alla bisogna. Meglio darci ciò che non abbiamo avuto che cambiarci nell’illusione che riceveremo quello che non è arrivato. Meglio niente, spesso, di tutto quell’affanno con cui riempiamo la nostra splendida e selvaggia vita.

La menomazione è quindi compensata dall’uso della forza di volontà che consente all’individuo di tirare avanti ma questo modo di funzionare non sostituisce il sentimento e la vitalità. La negazione della perdita costringe la persona ad agire in modo che la perdita non sia riconosciuta. La persona creerà l’illusione che non tutto è stato perduto e che l’amore perduto potrebbe essere riottenuto se solo provasse seriamente ad essere diverso. Alexander Lowen

Pratica del giorno: Protendersi

© Nicoletta Cinotti 2019 Il protocollo MBSR a Genova e Chiavari: winter edition

Photo by Anton Darius | @theSollers on Unsplash

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