Conosciamo abbastanza bene l’emozione del biasimo, quando qualcosa o qualcuno suscita in noi un misto di disprezzo, svalutazione e giudizio. Capita a tutti di farlo, da quando giudichiamo come guidano gli altri a quando critichiamo come guidiamo noi. È il sentimento dell’errore: difficile sbagliare o vedere un errore senza sentire – qua e là – qualche nota di biasimo. Il dolore che porta con sé il biasimo è così forte che conosco persone che farebbero di tutto per non ammettere un errore: per non sentirsi biasimare. E conosco persone che ammettono anche errori che non hanno fatto purché si possa andare – il più velocemente possibile – oltre il danno. In qualche modo il biasimo blocca la curiosità e ci rende paralizzati rispetto alla possibilità di provare interesse per quello che l’errore dice di noi e degli altri. Perché gli errori parlano parecchio, solo che a volte non vogliamo starli a sentire.

Parlano parecchio della nostra presenza, della nostra reale intenzione, della nostra disponibilità a cambiare, del nostro desiderio di sperimentare e perdere il controllo. E parlano della nostra vergogna: l’effetto che produce il biasimo. Il biasimo nasce al fine di accendere quel sentimento di autocontrollo e di controllo sociale che è la vergogna. E più usiamo il biasimo nei confronti degli altri più proviamo vergogna per i nostri errori in uno strano – e indesiderabile – effetto collaterale della vergogna. Non abbiamo bisogno di moltissimo sforzo per uscire dal binomio biasimo-vergogna. Basta cambiare la nostra relazione con l’esperienza. Non è sbagliare il problema: è cosa ci facciamo con quell’errore il vero problema. Se ci vergogniamo dei nostri errori prima o poi inizieremo a biasimare e a biasimarci. Questo è vero per tutto ed è ancora più vero in una relazione. Il biasimo costruisce uno stampo dentro il quale ogni cosa cambia colore. E annulla così la possibilità concreta del cambiamento perché toglie la flessibilità.

Le relazioni sono piene d’errori. Ci troviamo più e più volte a fare i conti con un errore che abbiamo fatto o un torto che abbiamo ricevuto: se andiamo nella direzione del biasimo andiamo nella direzione sbagliata. Gli errori dicono la verità di quel momento: non trasformarli nella direzione verso cui andare. Riporta l’interesse e la curiosità dentro il sentimento dell’errore e troverai tantissime informazioni utili che, senza quell’errore, non sarebbero emerse. Non riparare prima possibile l’errore: impara più possibile da quell’errore. Lascia che ti parli perché spesso contiene più verità di quello che crediamo.

I cambiamenti sono più lenti a verificarsi che non le intuizioni. Gli schemi di comportamento hanno radici profonde e ci mettono del tempo a cambiare. Anais Nin

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti Amore e passione tra mindfulness e bioenergetica

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