Molte delle nostre relazioni iniziano con due piccole parole “Si” e “No”. I bambini passano mesi a dire di no prima di iniziare a dire di sì. Sono due parole piccole e importanti perchè permettono all’altro di conoscere i nostri confini, di sapere la nostra disponibilità.

Spesso sono due parole che organizzano le nostre difese dal versante della ribellione al versante dell’accondiscendenza. Se abbiamo il no automatico è molto probabile che il nostro corpo sia spesso teso o iperteso. Se abbiamo il sì automatico è molto probabile che le nostre articolazioni siano iperflessibili, come la nostra disponibilità ad accettare senza nemmeno chiederci se siamo d’accordo.

Sì e no, quando sono automatici, nascondono sempre la nostra fatica a dire la verità e, a volte, addirittura a conoscere la verità su di noi. Rivelano la nostra fatica ad essere padroni della nostra vita. Una fatica che nascondiamo o con l’oppositività o con l’eccessiva disponibilità.

È facile riconoscere il sì o il no automatico: sono veloci e quando avvengono la sensazione interna è quella di una brevissima amnesia. Di una brevissima cecità. È una sensazione corretta perchè, in quel momento, ci dimentichiamo di noi.

Il sì automatico non è accettazione: il sì automatico è assenza.

Se una persona è bloccata nella capacità di esprimere ciò che sente ridurrà la sensibilità e la vitalità del proprio corpo. Nella terapia bisogna trovare i modi per aiutare l’individuo a liberarsi per poter esprimere ciò che sente. È comunissimo vedere persone che non sono capaci di piangere, che non riescono ad arrabbiarsi, che temono di mostrare la propria paura, che non possono fare un gesto per chiedere aiuto, che non osano protestare. Alexander Lowen

Pratica del giorno: La classe del mattino (Breve video di esercizi)

© Nicoletta Cinotti Un percorso terapeutico verso l’accettazione radicale

Foto di © FrancescaB_ph

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