Il desiderio è come una campanella: suona, suona dentro di noi e risveglia movimenti, azioni, sussulti. Suona e ci spinge ad organizzare, a programmare, a sognare. Fino ad oggi era più o meno così. Oggi il desiderio incontra un muro: quello di casa. Ci gira intorno, prova a varcarlo ma quel muro rimane. È il muro del pianto. Il muro di fronte a cui nascono i nostri lamenti.

Il nostro lamento nasce sempre in questa situazione. Ogni volta che incontra un muro, un rifiuto, ci lamentiamo. È così che è nata la poesia, è così che gli uomini hanno cominciato a scrivere. Sui muri lasciamo il segno del nostro lamento. È il rifiuto, la mancanza, il blocco che si organizza e trasforma il desiderio non compiuto in un atto creativo e allora nascono soluzioni impensabili prima. C’è chi cucina e porta il cibo in ospedale. Chi organizza i flash mob di vicinato, e chi apre il telefono dalle 9 alle 12, come fa il poeta Franco Arminio. Franco vive nella casa in cui è nato. Quand’era piccolo era un’osteria. Oggi è una casa ma la sua poesia l’ha spinto a trasformarla in una osteria telefonica e dalle 9 alle 12 risponde al telefono perché il nostro muro del pianto abbia un varco, una porta aperta. Gli può telefonare chiunque e lui risponde, se è libero, quando è libero. È così che sono state inventate le finestre. Quando abbiamo incontrato il muro del rifiuto e la nostra creatività è, comunque, riuscita a trovare un varco.

Così in questi giorni in cui i muri diventano confini stabili e, a volte, costrittivi, ognuno di noi sta inventando finestre impensabili prima. Nuove possibilità che nascono da quella spinta interiore ad esprimere i nostri desideri e a varcare i muri che incontriamo. Quelle finestre sono generose e audaci. È questa la sfida che ci chiede il coronavirus: trovare finestre audaci di solidarietà, creatività e ingegno. E noi, nel nostro piccolo, ci stiamo riuscendo. Ognuno a modo proprio. La cosa importante è non dimenticare che basta una goccia, uno spiraglio di finestra per fare la differenza. Basta un minimo gesto di solidarietà e umanità perchè il nostro muro del pianto diventi una opportunità creativa.

Anch’io sono cresciuta in un’osteria. Un ristorante di paese che aveva il bar e, dietro, la sala del ristorante. Avevamo degli ospiti fissi. Trasfertisti che lavoravano nella fabbrica vicina e preferivano il nostro ristorante alla mensa aziendale. Io mangiavo con un ingegnere, un cliente. A lui mancava la sua bambina. A me mancava magiare a tavola con un papà. I miei erano troppo occupati a lavorare per stare a chiacchierare con me. Ci siamo fatti buona compagnia. Abbiamo superato i nostri muri e le nostre solitudini. Oggi spero che il mio blog sia come i piatti del ristorante dei miei genitori: semplici e gustosi. Spero che trasformino i muri in finestre. In fondo la conoscenza è uno squarcio nel buio e illumina sempre uno spiraglio di vita. Non posso dirti, come Franco Arminio, di telefonarmi, ma il nostro appuntamento delle 8 su FB e del sabato e domenica su YouTube è un po’ come incontrarsi. Lo è per me. Spero lo sia anche per te.

E allora non conta molto quello che ti aspettavi
ieri, quello che ognuno si aspetta da sempre,
conta imparare, prendere appunti in questi giorni
direttamente dal proprio cuore, dalla propria testa,
l’unico notiziario da ascoltare attentamente
è il nostro corpo e in questo ascolto c’è salute,
c’è la barriera ai mali piccoli, gli unici
che conosciamo, il male più grande non lo vedrà
mai nessuno, (…) è questione
di come starai nella tua pancia, nelle tue costole,
di come aprirai la bocca a un’altra bocca
di come saprai unire bellezza e pietà.
Da questi giorni improvvisamente misteriosi
non avremo altra, più luminosa eredità. Franco Arminio “L’orologiaio virus”

Pratica del giorno: La classe del mattino oppure la pratica su FB delle 8, che rimane sulla pagina anche dopo

© Nicoletta Cinotti Back to basics 8

Photo by R Mo on Unsplash

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