Ogni tanto sorgono delle improvvise illuminazioni. Non sai perchè ma hanno un colore di certezza e verità che non lascia spazio al dubbio. Sono le rivelazioni che nascono dalla pratica e tra intimità e rivelazione c’è un legame stretto; oserei dire strettissimo.

La rivelazione ha un carattere particolare che può essere riassunto in alcune delle sue caratteristiche base:

  • è qualcosa che non sapevamo di sapere ma che, quando emerge, riconosciamo come vero
  • rimane nell’ombra fino a che non siamo pronti ad accoglierla
  • è fatta di verità e, nello stesso tempo, apre uno spiraglio su qualcosa che, fino a quel momento, era sconosciuto

Il silenzio del sentire nasconde le rivelazioni

In una relazione sentimentale la rivelazione ha un ruolo centrale per la costruzione dell’intimità. Non abbiamo bisogno delle informazioni – che spesso alimentano una relazione basata sul controllo – ma abbiamo sicuramente bisogno di conoscere aspetti intimi di noi stessi e dell’altro perchè possa svilupparsi intimità. Questa qualità di comunicazione intima si basa sulla rivelazione: forse potremmo capire se la nostra relazione sta prendendo una brutta piega proprio nel momento in cui noi – o l’altro – iniziamo a ridurre la qualità delle nostre rivelazioni.

Mi capita spesso di vedere coppie che arrivano da me sul punto della separazione. Coppie in cui uno dei due – ad un certo punto – ha semplicemente smesso di dire quello che c’era da dire. Per stanchezza, per sfiducia o forse solo per evitare di litigare. In quel momento la strada verso la separazione è tutta in discesa: diminuisce progressivamente l’intimità, si riduce progressivamente il legame. Si coltiva un silenzioso desiderio di libertà (e magari anche un altrettanto silenzioso desiderio di vendetta). E il gioco è fatto: rimane solo da comunicare all’altro una decisione già presa e maturata, magari da anni. Il caso più eclatante è stato un signore che ha detto alla moglie che voleva separarsi appena il figlio ha trovato lavoro. Ha specificato che si era dato quella scadenza: aveva riguadagnato libertà attraverso l’autonomia economica del figlio. Inutile dire che la moglie non si era accorta di niente. Distratta? Forse, semplicemente, accomodante.

Cosa fare quando i giochi sono fatti

Quando si arriva alla separazione così – per mancanza di intimità e reciproche rivelazioni – in genere il partner che si trova di fronte al fatto compiuto è stravolto. Non si dà pace e non riesce a rassegnarsi. Vittima innocente? Forse dovremmo tutti imparare a distinguere le sfumature del silenzio relazionale. C’è un silenzio che nasce dalla pace e c’è un silenzio che è evitamento. Stiamo zitti perchè sappiamo già cosa l’altro risponderebbe e vogliamo evitare il conflitto oppure evitare di aprire una questione che andrebbe, invece, davvero aperta e affrontata.

Ci sono alternative? Sì, noi siamo esseri creativi e troviamo sempre un sacco alternative alla verità. Alternative che possono essere l’emergere di sintomi psicosomatici, attacchi di panico, disturbi emotivi. Sappiamo – molto segretamente – che dovremmo affrontare le cose che ci fanno soffrire ma è più funzionale pensare di avere un problema misterioso che permettere alla pratica, alla verità, di dirci che cosa non va nella nostra vita. Eppoi possiamo sempre dare la colpa alla nostra infanzia! L’eziologia però ha sempre, sempre, un interruttore nel presente.

L’inconsapevolezza che sta dietro alla disagio fisico ed emotivo

Ascolto tutti i giorni le problematiche emotive delle persone. A volte hanno radici nel loro passato ma direi che sono una stretta minoranza. La stragrande maggioranza delle volte la radice è proprio dentro qualcosa della loro vita presente che non vogliono vedere. Così dietro a molti attacchi di panico sta la consapevolezza di aver fatto una scelta sbagliata (matrimoniale, professionale, di vita). Dietro alle fobie sta la paura della verità; dietro a molti disturbi psicosomatici sta il senso di colpa per come abusiamo di noi stessi e della nostra vita. Mi dispiace dirlo così direttamente ma almeno il 50-60% dei nostri problemi emotivi non ha radici nel passato ma nel presente. In come lo viviamo e, soprattutto, in come ci nascondiamo la verità. Mentiamo a noi stessi per paura di dirci la verità: preferiamo fare i nevrotici piuttosto che dirci che qualcosa non funziona e guardare questo aspetto doloroso con sincerità. Immaginiamo che la verità produrrebbe catastrofi e, invece, rende liberi.

Se avessi fatto qualcosa di diverso avrebbe funzionato?

Dietro al nascondere la verità sta quest’idea che si debba resistere oppure che si debba essere un po’ accondiscendenti per far andare bene le cose. Entrambe queste idee sono reattive alla verità. Resistere struttura modalità di evitamento; essere accondiscendenti pure! Sapere che qualcosa non va ci permette di guardare alle difficoltà e di provare a trovare delle alternative. È vero che, spesso, le persone non vogliono alternative ma sapere quanto la loro rigidità mette in crisi il rapporto può farle meditare se il gioco vale la candela. In ogni caso c’è un vantaggio: quello di essere consapevoli che il rischio è la perdita. La perdita della relazione, la perdita della sincerità. Direi che le relazioni iniziano a morire proprio lì: quando perdiamo la sincerità. Ma la sincerità non è avere il controllo della veridicità di quello che l’altro dice: non trasformiamo la nostra relazione affettiva in un’indagine al di sopra di ogni sospetto. La sincerità è quella che si ha quando il clima di fiducia relazionale permette di correre il rischio della disapprovazione.Quando sappiamo che possiamo dire che la pensiamo diversamente senza che questo comporti una rottura. Anzi sappiamo che dire la nostra posizione diversa apre uno spazio di dialogo. Fantasia utopica? No, possiamo farcela se non pretendiamo di vincere sempre, se non pretendiamo che le cose vadano sempre come vogliamo noi.

La verità si allarga a macchia d’olio

La verità è contagiosa: se siamo sinceri aumentiamo la possibilità che anche gli altri lo siano (la possibilità non la certezza). In ogni caso c’è una sincerità a cui non possiamo rinunciare: è la sincerità con noi stessi. A volte è proprio questa sincerità quella che copriamo con i nostri sintomi, con la nostra accondiscendenza, con i nostri silenzi. È questa forza della verità che rende difficile praticare: sappiamo che, prima o poi, se stiamo in  compagnia di noi la verità viene fuori!

© Nicoletta Cinotti 2020

 

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