Se seguiamo la strada di qualcun altro non raggiungeremo mai il nostro potenziale. Joseph Campbell

Nella mia famiglia non venivano espressi giudizi diretti. Quando si voleva dare una opinione veniva data un’etichetta “…assomigli a …” e dalla considerazione di cui godeva la persona capivi subito che piega avrebbe preso il discorso. Se assomigliavo ad una persona che in famiglia aveva una buona reputazione potevo mettermi tranquilla. Altrimenti capivo che quella era l’ouverture di una ramanzina. Apparentemente era un modo meno diretto ma, non so nemmeno bene perché, per me molto più incisivo. Questa pietra di paragone mi toglieva sempre la voglia di replicare. Cosa potevo dire rispetto ad una associazione?

Negli anni ho cercato di far perdere le tracce di ogni assomiglianza possibile. È stato un lavoro minuzioso per rendermi me stessa. Un lavoro che non aveva un obiettivo preciso ma è stato un percorso che non so ancora dove mi porterà. Quando ho iniziato a capire che, cambiando, stavo diventando me stessa ho capito che stavo percorrendo la giusta direzione. Che tutti i precedenti tentativi di rendermi diversa dalle persone a cui venivo associata non erano davvero un modo per trovarmi ma solo un modo per differenziarmi. In fondo facciamo tutti così.

Prima cerchiamo di differenziarci e poi proviamo ad allontanarci dalle aspettative che gli altri hanno su di noi. Non è semplice prendere questa distanza. Ti espone a critiche e rimproveri. Eppure non è forse per questo che siamo nati? Il nostro primo compito non è diventare chi siamo invece che soddisfare le aspettative che gli altri hanno messo su di noi, giorno dopo giorno, dal momento in cui siamo nati?

Se potessi fare un regalo a tutti i neonati del mondo gli augurerei semplicemente di diventare chi sono, senza la paura che essere chi sono significhi perdere l’amore degli altri. Perché questo è, molto spesso, il silenzioso sacrificio dell’amore. Sacrifichiamo noi stessi per essere amati ma un amore che ci chiede questo sacrificio non è amore: è paura. Forse è la paura della solitudine ma, se siamo noi stessi, non siamo mai soli.

L’unica persona alla quale puoi lontanamente assomigliare è te stesso. E ciò, alla fine dei conti, è la vera sfida della mindfulness: la sfida di essere te stesso. L’ironia, naturalmente, è che lo sei già. Jon Kabat-Zinn

Pratica di mindfulness: L’intimità con il respiro

© Nicoletta Cinotti 2020 Andare oltre la paura di vivere

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