La nostra passione per le soluzioni è grande, grandissima. Cerchiamo soluzioni ai problemi e probabilmente questa é la base del nostro progresso scientifico. Un progresso che potremmo raccontare come una lunga lista di brillanti soluzioni a problemi di varia dimensione e natura. Visto il successo del progresso è spontaneo estendere la stessa ricerca di soluzioni anche alla vita emotiva. Abbiamo un problema quindi cerchiamo una soluzione. Possibilmente una soluzione rapida, indolore e suggerita da qualche esperto che ci assicuri di ridurre al minimo il rischio di sbagliare.

Io suggerirei di fare però proprio come facciamo quando cerchiamo la soluzione ad un problema scientifico: prima esploriamo in modo approfondito, poi facciamo diverse prove, valutiamo i risultati di queste prove, poi facciamo un prototipo che simuli la realtà e infine una verifica su un campione ridotto di popolazione. Insomma per trovare una soluzione valida possono volerci anni. Persino il discusso e “veloce” vaccino mRNA aveva alle spalle vent’anni di sperimentazione sull’mRNA. Sembrava più facile, vero?

Da dove nasce la nostra convinzione che possano esistere soluzioni veloci e indolori? Da dove nasce la nostra fiducia che a tutto ci sia rimedio e che tutto richieda una soluzione? Forse è il subitaneo sorgere del dolore che ci fa sperare in un sollievo immediato. Forse è la nostra fiducia nei miracoli e nella catarsi. Forse è la nostra avversione per le cose così come sono e il desiderio di cambiare la realtà ma qualche volta lasciamo che il tempo renda pianura dove c’è montagna, risposta dove c’è ostacolo, pazienza dove c’è fretta. Correre non cambierà le cose, reagire non sempre garantisce risposta.

Basta che vi prendiate un po’ di tempo ogni giorno e vi mettiate seduti con voi stessi. Ritornate in continuazione a quel respiro, attraverso la noia, il nervosismo, la paura e il benessere. Questa perseveranza e questa ripetizione – quando viene fatta con onestà, con mano leggera, umorismo e gentilezza – è la sua ricompensa. Una volta imparate le istruzioni, possiamo metterle in pratica. Quel che succede dopo dipende da noi. Alla fin fine, tutto si riassume in quanta voglia abbiamo di rilassarci e mollare la presa. Fino a che punto vogliamo essere onesti con noi stessi? Chödrön, Pema. Se il mondo ti crolla addosso Feltrinelli Editore.

Pratica di mindfulness: La meditazione del lago

© Nicoletta Cinotti 2022 Reparenting ourselves. Ritiro di mindfulness e bioenergetica

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