A casa di un’amica c’è un vecchio pianoforte. Credo fosse dei suoi genitori che l’avevano a loro volta ereditato da qualcuno degli antenati. Traslocare il pianoforte è faccenda complessa e così quel pianoforte è diventato un pezzo stabile della casa: cambiano gli abitanti, passano le generazioni e lui rimane lì, lucidato e spolverato perché la sua bellezza è ancora intatta. Nessuno però lo suona più perché non è tanto facile tramandare una passione: più facile ereditare un mobile che una passione.

Vedendolo sempre chiuso l’altro giorno non ho resistito alla tentazione di passare le mani sui tasti. Al mio orecchio – tutt’altro che perfetto – non sembrava male, tranne quando sono arrivata ad un tasto che sembrava pescare nel vuoto. Un tasto sbagliato, mi sono detta. Ho chiuso il pianoforte, come se avessi fatto anch’io qualcosa di sbagliato, e ho ripreso la conversazione.

Quel tasto sbagliato però aveva risuonato: era come pescare nel vuoto, cercando un collegamento che mancava. La sensazione si era propagata dal polpastrello al cuore. Non ho potuto fare a meno di pensare a tutti i tasti sbagliati che suono ogni giorno.

I tasti sbagliati

A volte i tasti sbagliati sono considerazioni che si rivelano inopportune. Commenti fuori luogo, piccole o grandi gaffe. A volte i tasti sbagliati sono eventi che ti risvegliano dentro la tigre assenza. sempre pronta a balzare fuori: ha il sonno leggero. Quando si sveglia la tigre assenza non c’è più verso di farla riaddormentare. Dev’essere per questo che hanno inventato le gratificazioni: per far riaddormentare la tigre assenza. Ne conosco diverse di tigri assenza ma la mia ha solo un nome: esclusione. Nasce dalla mia tendenza ad essere curiosa che mi fa finire spesso fuori dal nido. Ad esser del tutto onesta a volte cado fuori dal nido per orgoglio. Succede qualcosa e mi ritiro, a scanso di equivoci. E dopo diventa difficile tornare indietro: l’orgoglio non ha facilità con la retromarcia. Conosce come andare avanti ma non come tornare indietro. Anche l’inversione a u diventa complicata. Ci vorrebbe del perdono ma non è che si può perdonare a caso. Il perdono deve scendere dalla mente al cuore e nella discesa ci vuole un po’ di tempo.

Chiedere scusa prima

Così quando ho trovato nel Programma di Mindful Self Compassion, una formula di perdono preventivo l’ho trovato assolutamente geniale. Risolve il problema della retromarcia, mette le mani avanti rispetto ad un dato di realtà che è incontrovertibile: sbagliamo tutti. A volte in modo intenzionale e a volte, senza volere, perché tocchiamo un tasto sbagliato. Ovviamente sbagliamo anche noi, i professionisti della cura, che, nell’opinione corrente, dovrebbero invece essere privi d’errori o, comunque, farne pochissimi e tutti facilmente scusabili. Noi abbiamo un’etica professionale che va rispettata e poi sopra l’etica professionale abbiamo strati di idealizzazione popolare che sono come le ere geologiche. Comunque sia, sono strati che pesano.

Per cui è stato un gran sollievo quando ho scoperto che qualcuno si occupava di noi con compassione: credo che questo sia stato il mio aggancio più forte con la self-compassion: era necessaria anche per i care-giver che venivano esplicitamente nominati come bisognosi di cura. La pratica di Tonglen assumeva un aspetto completamente nuovo: era un modo per riconoscere il proprio bisogno oltre che quello dei pazienti o dei partecipanti al protocollo mindfulness.

Così, da vera tartaruga, ho fatto un altro passo, sia come insegnante di programmi mindfulness che come psicoterapeuta: ho unito mindfulness e self-compassion.

Amici che ritornano

Ho conosciuto Paola Mamone quando ho iniziato ad organizzare seminari per Teddi Grossman, una psicologa americana che allora viveva in Italia. Lei aspettava suo figlio, io mi ero innamorata da pochissimo di quello che sarebbe diventato mio marito. Eravamo giovani, belle e un po’ originali. Guardavamo all’America anche se la nostra era una generazione di sinistra, ma l’America era e rimane per noi psicologi una specie di terra promessa, fonte di continue novità. Non è un segno dell’essere esterofili – e gli italiani un po’ lo sono – è il riconoscimento che dopo la Seconda Guerra Mondiale, che ha visto una migrazione di massa verso gli Stati Uniti di una generazione di clinici di origini ebree, l’avanguardia nasce là, oltre oceano. Entrambe, in modo diverso e a più riprese, siamo andate a lavare i nostri panni, negli Stati Uniti. Senza Zoom ma con l’aereo. Oggi Zoom ci permette di andare ovunque in un attimo. Allora, ci siamo dette, perché non portare la comunità internazionale in Italia? E così abbiamo fatto!

Mindfulness e self-compassion tra psico-educazione e clinica

Il 27 e 28 Novembre ci sarà un convegno che nasce con l’intenzione di costruire ponti, mettere in dialogo, riflettere e praticare insieme. Abbiamo messo insieme molte voci italiane e molte voci internazionali seguendo un criterio semplice e fondamentale nella mindfulness: teoria e pratica, ricerca scientifica e clinica. perchè questo ha portato Jon Kabat-Zinn nel creativo mondo della psicologia: il bisogno e la necessità di strumenti evidence based. C’è un dibattito sul ruolo degli interventi mindfulness e sulla loro interazione e integrazione con la psicoterapia: abbiamo cercato di aprire aree di riflessione su come integrarli e come farli crescere in modo complementare. C’è un dibattito anche su quello che significa integrare la mindfulness nel setting clinico e a questo dedicheremo ampio spazio nella tavola rotonda di domenica e elle diverse sezioni del convegno. È un tentativo di mettere insieme perché l’esclusione è sempre un tasto sbagliato, almeno per me. Sicuramente non abbiamo incluso tutto – Tutto, dice la Szymborska è solo un brandello di tempesta – ma il cammino si fa andando e quindi almeno nell’intenzione proseguendo il cammino potremmo includere sfaccettature diverse e voci nuove.

Una comunità di pratica

Quando facevo riferimento alla pratica di Tonglen pensavo a quanto sia stato fondamentale per me praticare “Equanimità e compassione”. Una delle pratiche del Programma di Mindful Self Compassion che mi ha permesso di mettermi lì, nello spazio del cuore e offrire un respiro a me e un respiro all’altro, in misure non matematiche, non distributive ma a seconda del bisogno del momento. Non c’è curante che può aiutare per sottrazione. La generosità nella cura non può significare togliere a sé per dare all’altro: signfica dividere rispettando i bisogni. Se offro tutto quello che ho spero che sia perché davvero non ne ho bisogno e non perché penso che gli altri abbiano più diritto di me. Se offro quello che ho spero che sia perché ne ho avuto abbastanza, mi sono nutrita abbastanza da poter dividere sapendo che questo moltiplica e non perché spero nel fatidico “amore di ritorno”. L’amore di ritorno, quello che pensiamo che ci arrivi perché abbiamo fatto tanto per gli altri sacrificandoci, è un tasto sbagliato. Stamattina praticando ho sentito che, in fondo, l’amore è come l’aria, ti arriva senza che sia intenzionale, ti nutre e se ne va. Quello che cambia nella percezione dell’amore è quanto ti senti isolato. Se ti senti molto isolato l’amore entra ma rimane separato da te da un velo e non ti nutre quanto potrebbe. Così sarebbe bello che fossimo una comunità di pratica, oltre che di clinica, in cui abbattere le barriere della competizione: non c’è nessuna gara e nessuna torta da dividere a fette. A tutti tocca tutta la torta che può esserci quando rompiamo il velo dell’isolamento, quando accordiamo il tasto sbagliato dell’esclusione.

© Nicoletta Cinotti 2021

Mindfulness e self-compassion tra psico-educazione e clinica

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!