Ho iniziato i post di questa settimana parlando della gratitudine: oggi, negli Stati Uniti, è il giorno del Ringraziamento. Non vorrei che questo giorno diventasse una festa d’importazione. Uno dei tanti effetti della globalizzazione.

Non è solo per questo però che il tessuto del ringraziamento è un tessuto delicato. È delicato perchè si presta ad essere un ideale e quindi, come ogni ideale, si presta a diventare un insieme di belle parole.

È delicato perchè può diventare formale, un atto di cortesia imparato con facilità e sentito con difficoltà.

Infine è delicato perchè ha una relazione intima con il dare valore all’intenzione piuttosto che ai risultati. Forse direi che la radice della gratitudine è proprio lì, remota e interiore, nell’intenzione con cui facciamo qualcosa, nell‘intenzione che coltiviamo nelle nostre relazioni. E nella sincerità di questa intenzione.

Fare questo passaggio dalla visibilità dei risultati all’interiorità dell‘intenzione vuol dire entrare in intimità e sostare nell’intimità quel tanto che ci permetta di sentire l’altro, di riconoscere, di cogliere il suo moto dell’anima. Richiede la disponibilità a perdere un po’ di tempo (non si può fare un gruppo whatsApp di ringraziamento da inoltrare a 100 contatti!), richiede la saggezza di discriminare, la gentilezza nella sincerità.

Perchè fare tutto questo lavoro? Perchè dedicare tanto tempo a un sentimento così delicato e fragile? Perchè è qui che nasce la sensazione di gioia.

Non la felicità, no, proprio la gioia. Quella leggerezza che ci accompagna quando sentiamo che, anche in mezzo alle difficoltà, può esserci una bellezza, una grazia, una luce. Quell’espansione che ci fa avvicinare oltre le nostre paure, oltre le nostre difese. Quel senso di accettazione che ci rende liberi, al di là delle condizioni limitanti della nostra vita.

La gioia non è un sentimento difficile: basta ripetersi “Che io possa apprezzare il mio impegno, che io possa gustare quello che imparo, che io possa essere grato per la mia vita” e subito si diffonde e si allarga in cerchi, a toccare tutte quelle persone verso le quali proviamo gratitudine. Compaiono così spontaneamente, senza liste, né gruppi. E a loro è dedicato il nostro ringraziamento. Non solo oggi ma ogni giorno.

Un uccello non canta perché ha una risposta. Canta perché ha una canzone. Maya Angelou

Pratica di Mindfulness: La meditazione sulla gratitudine (Dalla pagina Meditazione in diretta del lunedì)

© Nicoletta Cinotti 2017 Un percorso terapeutico verso l’accettazione radicale

Foto di ©eRachel11

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