Ho cercato tanto dentro di me il luogo dove nasce la gentilezza. Per molto tempo mi è sembrato un’evento imprevedibile, legagentilezzato all’umore oppure alla persona che avevo di fronte.

Quando ho iniziato a praticare ho incominciato a sentire che c’era anche una gentilezza verso di me, qualcosa di morbido e spontaneo.

Poi ho capito cosa vuol dire per me gentilezza. Vuol dire accettare che ciò che inizia ha una fine. Che ciò che desidero non ha una certezza. Vuol dire essere presenti senza pretendere che la mia presenza realizzi qualcosa.

Vuol dire lasciare lo spazio perché le cose accadano, senza spingerle o forzarle. Vuol dire anche aver conosciuto il terreno del sale fin dentro le ossa, fino a che anche il sale si scioglie.

Quella gentilezza sta dentro il nostro respiro che inizia e finisce continuamente, accoglie e lascia andare. Sta dentro il nostro corpo quando lascia andare. Sta dentro il saluto che ci facciamo andando via.

Buona giornata

Allora resta solo la gentilezza ad avere un senso, solo la gentilezza che ti allaccia le scarpe e ti manda fuori nel mondo a spedire lettere a sconosciuti, a comprare il pane, solo la gentilezza che, tra la folla del mondo, alza la testa e dice:“Sono io quella che cercavi”.

E poi ti accompagna ovunque, come un’ombra o un amico. Per sempre. Naomi Shibad Nye 

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2014 Mindfulness ed emozioni

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