Apparentemente sappiamo parlare da molti anni. Anzi, parliamo benissimo. Eppure, al di là del vocabolario, soprattutto nelle relazioni, mancano davvero le parole. Parole che chiariscano e non confondano. Come se nessuno ci avesse insegnato quelle poche regole basilari della relazione che, invece, dovremmo usare.

Allora stamattina provo a fare un elenco (più sintetico possibile) delle modalità comunicative che aiutano la relazione e di quelle che distruggono la relazione.

  •  Spesso nelle relazioni si parla in seconda persona.Tu hai fatto, tu hai detto, tu sei così, tu sei cosà. Si chiama tu giudicante. Lo impariamo a scuola e in famiglia e poi lo usiamo indiscriminatamente convinti che usarlo sia, automaticamente, assumere una posizione di potere: convinti che ci dia autorità. Vediamo benissimo cosa fa l’altro – forse perché guardiamo fuori più frequentemente che dentro – e da questo posizione diamo indicazioni sul traffico e sulla direzione che dovrebbero avere le cose della relazione. Ci dimentichiamo di guardare cosa facciamo noi. La prima regola comunicativa potrebbe essere usare con molta parsimonia il tu giudicante e sostituirlo con l’IO descrittivo. Ossia “come mi sento quando tu fai questo…quest’altro….dici questo….“evitando l’io colpevolizzante “per colpa tua mi sento…male…triste…vecchia ect.
  • Lasciar andare i verbi al passato è un buon modo per evitare di rinvangare ogni volta quello che è accaduto, a partire da quando ci siamo incontrati per arrivare rapidamente all’ultimo episodio. Parla solo dell’ultimo episodio. Se lo fai aumenti di molto le probabilità che l’ultimo episodio trovi un chiarimento. Se parti dall’inizio finisce quasi sempre in un pareggio: entrambi sconfitti.
  • Non chiamare testimoni: se le difficoltà sono vostre non chiamate a testimoniare amici, parenti e, soprattutto, figli. Non è una versione evoluta di “i panni sporchi si lavano in famiglia”. È, piuttosto, una versione contemporanea della discrezione. Include non mandare messaggi trasversali sui social: attirano la curiosità di tutti e fanno male alla comunicazione autentica.
  • Impara a cogliere i segnali non verbali: chiariscono tutto nella relazione. Mille volte meglio di quello che diciamo a parole. Per cogliere i segnali non verbali il silenzio e l’attenzione aiutano. Non decidere tu dove si trova l’altro: guarda dov’è davvero. E se dov’è non ti piace, ti suscita preoccupazione, chiedigli prima come sta e poi digli come stai tu.
  • Riconosci la differenza tra quello che può essere cambiato e quello che non può cambiare ma valuta anche se l’altro – oltre che la possibilità di cambiare – ha l’intenzione di farlo. Se non ne ha l’intenzione forzarlo con lunghi discorsi peggiorerà la situazione.
  • Distingui tra regole e valori. Molte coppie condividono gli stessi valori ma hanno regole diverse per realizzarli. Hanno gli stessi valori rispetto al lavoro, ai figli, alla famiglia, ai soldi ma li realizzano con regole molto diverse. Questo fa parte delle divertente varietà umana. Non sta scritto da nessuna parte che ci sia sempre una sola strada da percorrere e che ce ne sia solo una migliore (ovviamente sempre la nostra).
  • Ogni volta che sei in una situazione di coppia ripetitiva, cerca dove siete incastrati, Non cercarlo a parole. Guardati dentro e se ti vengono le solite risposte, guarda meglio: quella non è la verità.

Tutte queste cose le ho imparate dalle persone che incontro perché; malgrado tutto, la nostra capacità di apprendimento è straordinaria, basta non pretendere di ottenere risultati diversi facendo sempre la stessa cosa.

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre. Attribuita ad Albert Einstein

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

Photo by Kent Weitkamp on Unsplash

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