Ho appena fatto dei lavori di ristrutturazione in casa. Li abbiamo fatto fare ad un impresario che conosciamo da molto tempo: praticamente ha fatto tutti i lavori in casa nostra e nel condominio. È un uomo intelligente di poco più grande di me e con un figlio della stessa età del mio. Una delle poche persone con cui mio marito fa una conversazione lunga e interessata e solo per questo fatto mi ha sempre incuriosito.

Ieri è venuto a portarci il conto e si è fermato a chiacchierare con mio marito. Ci ha raccontato – giuro però che parlava a lui e non a me – che andrà in pensione a settembre. Ha 62 anni, ha sempre avuto un’impresa florida. Aveva appena rifiutato un lavoro da 450.000 euro perché voleva andare in pensione e chiudere la società. Mio figlio, ha detto senza recriminazioni, non è adatto a portare avanti questo tipo di impresa senza di me. Diventerà una piccola ditta artigiana.

Man mano che raccontava le ragioni di questa scelta e la sua soddisfazione io andavo nel mio pensatoio. Il posto da cui ascolto quando una conversazione mi sembra molto interessante e stimolante. È un posto nelle retrovie: sono presente ma parzialmente coinvolta con l’altro perché quello che dice mi fa coinvolgere con me stessa. Perché Franco, così si chiama l’impresario, stava toccando un punto davvero centrale. Che non è quando andare in pensione ma imparare a riposarsi. “Sono abbastanza giovane da gustarmi gli anni che ho davanti con mia moglie. Posso stare un po’ qua e un po’ in Sicilia e poi sono stanco.”

La differenza tra essere stanco ed essere occupato

Vai in pensione perché sei stanco? gli ho chiesto uscendo dal pensatoio. Anche, mi ha risposto, ma non è la stanchezza fisica, quella passa con una buona dormita. Sono stanco di essere occupato con mille cose. Non è il lavoro fisico; è l’essere sempre occupato che mi dà fastidio. Voglio poter stare tranquillo e non essere sempre occupato dal lavoro.

Ecco, mi sono detta, questo è esattamente il punto. Il punto non è la stanchezza ma il sentirsi sempre occupati da pensieri, attività, micro e macro impegni che sono legati al lavoro. Sto per iniziare le vacanze ma riuscirò a riposarmi nel senso di staccare davvero dai pensieri legati al lavoro? So già che, per farlo, devo sicuramente dimenticare telefono e Ipad e darmi solo un accesso al giorno. Sono diventati, almeno per me, i portatori di pensieri rispetto al lavoro. Preferivo la posta, quella che guardavi una volta al giorno e in cui, dalle buste, capivi di che cosa si trattava.

Siamo occupati e questa sensazione non è necessariamente finita con l’inizio delle vacanze. La sensazione di essere occupati è davvero diversa dalla stanchezza. In quel caso basta una bella dormita. Essere occupati è qualcosa che avviene perché non c’è abbastanza vuoto. Tanto più se quello che fai riguarda la tua vita in maniera centrale. Non posso smettere di leggere cose che riguardano il mio lavoro: mi interessano, alcune mi divertono ma non è questo che mi occupa. Il sentirsi occupati è una sensazione interiore che nasce dal non riuscire a lasciar andare.

L’essere occupati è un’auto-imposizione

Questa sensazione di essere occupati non è tanto legata a delle richieste esterne: sono le richieste interne che ci occupano. Possono essere richieste spinte dall’ansia, dall’ambizione, dalla motivazione oppure semplicemente dal fatto che abbiamo paura di quello che potrebbe succedere se staccassimo, se smettessimo di controllare quello che sta accadendo nel mondo, sui social, nelle mail. È una specie di senso di colpa se non facciamo nulla di inerente al lavoro o che promuove il nostro lavoro. Essere occupati è una specie di ancoraggio al nostro diritto di esistere, una specie di assicurazione contro il senso di vuoto. Dev’essere per questo che – l’estate – è il momento in cui arrivano più richieste di iniziare una psicoterapia. Richieste che spesso non si realizzano a causa delle vacanze e che, in autunno, non trovano prosecuzione. Perché? Perché poi, d’autunno, siamo occupati ed essere occupati non fa sentire quello che c’è sotto. Salvo riaffiorare alle prime vacanze. E quell’inquietudine ci spinge ad essere occupati. Non è uno scherzo questa sensazione: la vita non può essere priva di significato, oppure sciocca e superficiale e quando affiora questa sensazione la copriamo occupandoci. In quel momento, se rimaniamo un po’ sospesi in quella inquietudine, possono affiorare le nostre ispirazioni. Anzi le nostre ispirazioni stanno dietro a quell’inquietudine, un po’ dietro il pensatoio.

Il riposo è la prima parte della meditazione buddista. Permetti al corpo e alla mente di riposare.  

Le cose lasciate sospese

Venerdì sono andata dal commercialista. Per ragioni che non starò a spiegare quest’anno le tasse si pagano a settembre (è successo anche a voi vero? Non è uno scherzo del mio commercialista, no?). Sono andata perché io le volevo pagare come tutti gli anni d’estate. Una rata al mese come ho sempre fatto. Arrivo all’autunno con le tasche vuote ma mi sembra che così ho proprio fatto tutto e posso stare tranquilla in vacanza.Perché questa è un’altra delle cose che ci occupano: le cose in sospeso vengono vissute come se dovessero volgere al peggio.

L’ozio è necessario come  il sonno: ci fornisce lo spazio per guardare le cose in prospettiva. Non è detto che entriamo nell’ozio se la nostra mente è occupata. È quando la mente è libera che entriamo nel riposo e nell’ozio che permette di ricostruire le difese naturali. Non ricordo quale fisico, premio Nobel, raccontasse di aver concluso una importante scoperta mangiando il gelato e guardano dei bambini giocare. La mela che permise di arrivare alla teoria della gravità cadde in testa a Newton mentre se ne stava sdraiato sotto un albero. Le nostre ispirazioni arrivano quando la mente è sgombra: una buona ragione per andare davvero in vacanza. Non dobbiamo dimenticarci che Dio inventò il lavoro come punizione all’uscita del Paradiso. Difficile stare in Paradiso se siamo sempre occupati!

È anche per questa ragione che scrittura e meditazione sono così collegate: stiamo fermi, immobili, osserviamo quello che sta nella nostra mente senza passare all’azione e quell’ozio consapevole dei nostri movimenti interiori, ci permette di andare in profondità. È lì che nasce il riposo.

Permetti a te stesso di essere come il ciottolo sul fondo del fiume. Quel sassolino non deve fare nulla se non lasciare che l’acqua del fiume scorra. 

Il miglior investimento

Il migliore investimento – proseguiva intanto Franco – è stare con le persone che ami. “La vita è troppo corta per essere occupati” è la frase conclusiva dell’articolo di Tim Kreider apparso sul New York Times dal titolo di “The Busy Trap“(La trappola dell’essere occupati). Se sei interessato e vuoi proporre qualcosa che hai scritto basta mandare una mail a anxiety@nytimes.com. Non sto scherzando, è proprio così!

Così quest’anno una parte della mia estate sarà dedicata ai miei genitori. Mi sembrava di aver risolto tutti i loro problemi e anche i miei, proponendo un “care manager”, termine un po’ altisonante per dire che avevo trovato un’infermiera che si occupasse di tutti gli aspetti medici, dalla prenotazione delle visite, alla somministrazione delle terapie, all’occhio clinico per capire se era proprio necessaria un’altra visita specialistica oppure no. Mi sembrava un’idea geniale: una persona per le pulizie e una care manager avrebbero evitato a lungo la presenza di una badante, presenza che mia madre aborre come se le proponessimo di mettere in casa l’amante di papà. Bene, tempo di durata della care manager da me attentamente scelta? Trenta minuti: mia madre le ha offerto il caffè e gentilmente accompagnata alla porta. Perché lei, mi ha detto, ce la fa da sola ad occuparsi di babbo. Ma chi si occupa di te, le ho chiesto, un po’ irritata. Voi, e se non lo fate voi lo faccio da sola! Sicuramente questo sarà un’ottimo modo per staccare: non mi lascerà tempo di fare nient’altro!

L’abitudine di combattere

Combattere nelle nostre vite tanto occupate diventa un’abitudine. L’invito che fa Thich Nhat Hanh è quello di abbandonare questa abitudine per riposarsi e un modo per riposarsi davvero è darsi un tempo in cui smettiamo di combattere, andiamo in un luogo sicuro e, come un animale che è stato ferito, ci riposiamo. Non abbiamo ferite fisiche però un anno di lavoro può averci lasciato un altro tipo di ferite. Proviamo ad andare in vacanza con questa intenzione. Mi riposo per lasciare che le ferite, i graffi, le tensioni di quest’anno guariscano attraverso il riposo, attraverso quel processo naturale di autoregolazione che il riposo promuove. Per farlo lasciamo che mente e corpo siano uniti nell’unico spazio in cui possono esserlo: il nostro presente.

Quando un sasso cade nell’acqua la direzione di caduta è sempre la più breve perché il sasso non lotta contro la forza di gravità. Si lascia cedere, si lascia cadere. Così che le nostre vacanze possano essere un cadere nel riposo, senza lottare.

Quando un animale è ferito sa che la prima cosa che deve fare è trovare un posto sicuro dove sdraiarsi e riposarsi. Sa che, per guarire, deve sdraiarsi e riposarsi. Thich Nhat Hanh

Pagare i conti

Quando Franco se n’è andato credo fosse un po’ sorpreso del fatto che non avevamo trattato sul prezzo. Mio marito non lo fa mai. In genere quello è un compito mio. Invece ero stata un sacco di tempo nel pensatoio per cui avevo un’atteggiamento molto rilassato. Gli ho detto che eravamo molto contenti del lavoro che aveva fatto e, avendo sempre la stessa preoccupazione di non lasciare conti in sospeso, che l’avremmo pagato appena ci mandava la fattura. L’ho anche ringraziato di aver trovato in modo intelligente la ragione del nostro guasto idraulico. Lui mi ha guardato come se fossi un’aliena e mi ha detto: “vi tolgo qualcosa dalla fattura, arrotondo a vostro favore”. Non so se aveva apprezzato che non avessi trattato, memore di altre trattative, oppure se l’andare in pensione lo rende più rilassato, fatto sta che, per la prima volta in vita mia ho avuto uno sconto senza averlo chiesto. Che bello riposarsi così!

© Nicoletta Cinotti 2019

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