Ti è capitato di vagare da una pagina all’altra del tuo telefono oppure sfogliando riviste? C’è una qualità leggera in quel vagare che dopo poco tempo si trasforma, per me, in una noia irrequieta e in un senso sottile di ansia. In quei momenti siamo in quello che viene chiamato in uno “stato di attenzione libera”: una condizione importante perchè ci permette di esplorare il mondo e le sue sfumature, di cogliere particolari che, quando siamo troppo concentrati perdiamo. È lo stato che permette ai neonati di imparare e di comprendere dove sono e cosa c’è di interessante in giro. È uno dei sei stati mentali che si alternano ogni giorno, dalla nascita in poi. Perchè allora può far sorgere inquietudine?

Se questo stato di attenzione libera si prolunga la nostra mente lo traduce con “Stai cercando qualcosa che non trovi” e collega questa ricerca ad un senso di mancanza. Ci è difficile tollerare la mancanza: vogliamo riempirla come se, tutto quel vuoto, fosse una minaccia incombente alla solidità della nostra vita. La nostra mente non lo sa ancora che viviamo in uno stato di iper-stimolazione continua, né che, non essendo più uomini primitivi, la mancanza non è un pericolo ma uno stato fruttuoso. Non sa nemmeno che lo stato di attenzione libera è alla base della vendita di oggetti. Perchè in quel momento se la nostra attenzione si ferma su un oggetto che ci piace, la spinta è a comprarlo. È una spinta che nasce dal desiderio della mente di fermare il vagare. Di riempire il vuoto e la sensazione di mancanza: è una sensazione fittizia alimentata dal nostro vagare. Solo che per la mente è pericolosa. La mente desidera poter dire “Ho trovato quello che cercavo”. 

Questa attenzione libera fa nascere un senso di mancanza e di vuoto: utile se siamo in meditazione (perchè è nel vuoto che incontriamo l’essenza), ansiogeno se siamo nella vita reale perchè ci mette in quella inquietudine che proviamo quando sentiamo di aver bisogno di qualcosa senza sapere di cosa. E allora, pur di dare un senso, ci aggrappiamo al primo oggetto che passa o al primo significato che emerge.

Abbiamo bisogno di attenzione vigile per essere felici: è l’attenzione che conosce e sperimenta. È l’attenzione della presenza, quando ogni cosa che incontriamo diventa una possibilità di imparare cose su di noi e sul mondo. Più sappiamo stare in uno stato tranquillo ma vigile più siamo felici. Più usiamo l’attenzione libera in modo contemplativo più siamo creativi. Perchè la creatività si nutre di mancanza e di nuove forme: trova qualcosa che non esisteva prima e che può essere nuovo e utile.

Cosa sarebbe la nostra vita se potessimo essere felici e creativi?

Accettare la mancanza: addomesticando la mancanza o imparando a farlo piano piano, potremo liberarci del bisogno irrefrenabile di riempirla. Kankyo Tannier

Pratica di mindfulness: Io sono qui

© Nicoletta Cinotti 2018 La cura del silenzio

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