Impariamo un sacco di cose da bambini: questo lo sappiamo già. Impariamo anche la differenza tra una relazione verticale e una relazione orizzontale. Non è un fatto geometrico: è che la prima relazione – quella con i nostri genitori – disegna il modo con cui entreremo in relazione con le autorità e il modo che avremo di entrare in relazione con i nostri figli. Disegna tutte le relazioni in cui non c’è una suddivisione paritaria di potere. Può anche essere la relazione terapeutica; la relazione del dipendente dell’anagrafe con il pubblico; dell’ufficio postale con i clienti. Ogni volta che la suddivisione di potere non è paritaria emergono frammenti del nostro modo di entrare in relazione con i nostri genitori : possiamo essere più identificati con l’una o con l’altra parte. Potremmo provare più empatia verso i clienti perchè li identifichiamo con noi stessi come figli. Oppure provare sentimenti legati al fatto di avere maggior potere e autorità.L’importanza di questa modalità ci fa dimenticare che noi viviamo anche di relazioni paritarie: quelle con i compagni di scuola, con i fratelli, con i colleghi, con gli amici. Anche queste le abbiamo apprese nell’infanzia e anche queste sono fondamentali.

Sono quelle che ci permettono di vivere in pace con i nostri vicini di casa. Di tollerare le piccole tensioni quotidiane ma, soprattutto, di credere che esista la possibilità di essere solidali e reciprocamente attenti. Sono quelle in cui sperimentare Mudita – la gioia compartecipe – può essere più bello e difficile. Difficile perchè essere felici per il bene degli altri ci costringe a misurare la nostra competitività e a misurare il nostro desiderio di essere migliori, di avere potere, di essere in una posizione verticale di maggior forza. È così che la storia relazionale “verticale” e quella “orizzontale” possono entrare in conflitto. Se desideriamo avere potere ci sarà difficile gioire per qualcosa di positivo accaduto a qualcuno con cui abbiamo una relazione paritaria: potremmo sentirlo come una minaccia.

Eppure saper ripristinare la nostra capacità di essere felici per il bene altrui, per la fortuna che può accadere al nostro compagno di banco, collega, amico, fratello è fondamentale per la felicità e la pace a cui aspiriamo. Se siamo sempre in gara, sempre in corsa è come se  questa serenità venisse esclusa o percepita come troppo precaria. Eppure quanti di noi sono stati salvati dal proprio compagno di banco?

Se cerchi un fratello senza difetti rimarrai senza fratelli. Proverbio arabo

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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