Se sedete per meditare, anche per un momento, questo significa non -intervenire. È molto importante non pensare che questo tipo di inattività corrisponda a non far nulla. Invece le due realtà non potrebbero essere più dissimili. Qui contano consapevolezza e intenzionalità, anzi ne sono l’essenza. (…)

Anche i nostri periodi di riposo sono tendenzialmente attivi e irriflessivi. La gioia del non – intervenire risiede nel fatto che non occorre che accada altro perché questo momento sia completo. La saggezza ivi contenuta e l’equanimità che ne deriva consistono nella convinzione che succederà qualcos’altro. (…)

Il non agire può essere attuato all’interno dell’azione o dell’immobilità. La quiete interiore di chi opera si fonde con l’attività esterna al punto che l’azione crea se stessa. Un’attività con forza propria, nulla di costrittivo. Nessuna applicazione della volontà, nessun meschino “io”, “me” o “mio” che rivendichi un risultato, anche se nulla rimane incompiuto.

Il non – agire è la pietra angolare della maestria in qualsiasi campo dell’attività. ©Jon Kabat-Zinn

@www.nicolettacinotti.net per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

Tradizionalmente La meditazione della montagna e La meditazione del Lago sono pratiche di equanimità. Puoi farle cliccando sulle parole in grassetto

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