Nelle relazioni, quando qualcosa di quello che stiamo vivendo non ci piace, può sembrarci molto semplice e immediato, ridurre la quantità di contatto con quella persona.

Spesso appare come un modo saggio di evitare il conflitto e le cose sgradevoli della nostra vita. Semplicemente scivoliamo in una sorta di distrazione o indifferenza. E la cosa sembra chiusa lì. Questa scelta si basa sull’idea che le differenze tra noi e gli altri siamo maggiori delle somiglianze e che, quindi, non valga la pena sforzarsi. La nostra mente però è come una scimmia pronta ad imitare tutto quello che appare all’orizzonte e che viene presentato come facile e immediato. Lo facciamo con gli altri e lei imparerà subito – come una scimmietta veloce e dispettosa – ripeterlo anche con quella parte di noi che ha contatto con quell’aspetto.

In realtà siamo così assetati di risposte e abitudini che, se non siamo consapevoli, impariamo che questa è una buona idea e facciamo esattamente la stessa cosa anche con noi stessi. Emerge una sensazione sgradevole? La evitiamo distraendoci, portando volutamente l’attenzione su altro fino a che non sparisce dall’orizzonte. Funziona benissimo sul momento. Non funziona affatto a lunga distanza. Non possiamo escluderci da noi stessi senza pagare un prezzo alto come la perdita della consapevolezza.

Perché, per quanto possa sembrare strano, tendiamo a ripetere anche con noi stessi la modalità relazionale che abbiamo con gli altri. Sia per gli aspetti spiacevoli che piacevoli. Così, se il nostro modo di stare nel mondo e nelle cose è privilegiare il piacevole immediato, prenderemo abitudini che ci diano un immediato sollievo, senza considerare l’effetto di quello che scegliamo a lunga scadenza. Alla fine, infatti, la consapevolezza nasce dal nostro modo di stare in relazione con noi stessi e con gli altri. E se escludiamo gli altri, escluderemo anche quella parte di noi che gli assomiglia.

Nel corso degli anni mi sono a poco a poco reso conto che la consapevolezza è essenzialmente relazionalità. In altre parole riguarda come ci rapportiamo a qualsiasi cosa, inclusi il nostro corpo e la nostra mente, i nostri pensieri e le nostre emozioni, il nostro passato e tutto ciò che ci ha condotto infine, ancora respirando, a questo momento presente.(…) Ma fermati un momento a riflettere su qual è l’alternativa. Quali sono le implicazioni di non abbracciare e abitare la vita che ti è dato vivere nel solo momento in cui puoi viverla? Quanto senso di perdita, lutto e sofferenza c’è in tutto ciò?  Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2016 La radici della felicità

Foto di ©Rik68

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