Questo brano è un estratto dal Mount Holyoke College Commencement Speech tenuto da Anna Quindlen nel 1999, per la cerimonia di diploma

Guardandovi oggi non posso fare a meno di pensare a me stessa, 25 anni fa, durante la mia cerimonia di diploma. In questo momento quella giovane donna mi sembra estranea proprio come qualcuno che incontro sulla porta di Starbucks o che siede a fianco a me in aereo. Non mi ricordo com’ero vestita quel giorno e nemmeno come mi sentivo ma posso dirvi una cosa certa di quella ragazza: era perfetta.

Mi spiego meglio. Quella ragazza si alzava ogni giorno con l’intenzione di fare il possibile per essere perfetta. Se c’era un esame, era preparata. Se doveva consegnare una tesina, era pronta. Sorrideva a chiunque incontrasse perchè era importante avere un atteggiamento amichevole, anche se poteva commentare in modo spiritoso qualcosa della persona che aveva appena incontrato, perchè anche questo faceva parte del quadro. Se qualcuno mi chiedesse perchè mi comportavo così non sono sicura che saprei rispondere. Lo facevo per essere perfetta, in ogni modo possibile. Questa è l’unica cosa che potrei dire.

Essere perfetti è un lavoro duro perchè le regole cambiano. Così se quando arrivai al College la perfezione includeva il kilt e dei maglioni con le cifre, quando me ne andai per iscrivermi al Barnard l’uniforme era diversa e includeva le scarpe Doc Martens, maglioni a collo alto, coperti da altri strati di maglioni di taglia eccessiva e un misto di iperintellettualizzazione e noia, come si addice ad una perfetta newyorchese del Barnard College.È stato un lavoro duro perchè la cosa più noiosa che conoscevo era addormentarsi e non avevo letto né Sartre né Saffo e, soprattutto, lì non ero la ragazza più in vista del College. Essere perfetti un giorno dopo l’altro, un anno dopo l’altro era come portare uno zaino pieno di sassi sulla schiena: uno zaino che – segretamente – desideravo seppellire.

Allora se per caso quello che ti sto dicendo ti suona familiare, visto che in questo momento non ci sono più compagni di classe da incontrare o posizioni da conquistare, lascia andare oggi quello zaino. Cercare di essere perfetti è una specie di pena inevitabile per quelle persone che sono interessate, intelligenti e ambiziose ma, se da un certo punto di vista è troppo duro, da un altro punto di vista è troppo banale. Perchè richiede di adattarsi allo zeitgeist, all’ambiente culturale di dove vivi, dovunque sia questo luogo. Ti chiede di indossare una maschera, sempre diversa, per essere conforme e regole sempre diverse e non stabilite da te. Questi requisiti cambiano a seconda di dove ti trovi ma se sei intelligente puoi imitarle senza neanche accorgertene.

Nulla che sia davvero importante, significativo, interessante viene mai dalle imitazioni. La cosa davvero difficile, e davvero sorprendente, è rinunciare a essere perfetti e iniziare il lavoro per diventare te stesso. Questo è più difficile, perché non c’è uno spirito del tempo da leggere, nessun modello da seguire, nessuna maschera da indossare. Metti da parte ciò che i tuoi amici si aspettano, ciò che i tuoi genitori richiedono, ciò che i tuoi conoscenti richiedono. Metti da parte i messaggi che questa cultura invia, attraverso la pubblicità, il divertimento, il disprezzo e la disapprovazione, messaggi in cui ti viene detto – implicitamente – come dovresti comportarti.(…)

Inizia con la cosa più terribile di tutte, una lavagna pulita. Poi guarda, ogni giorno, le scelte che stai facendo e quando ti chiedi perché le stai facendo, cerca questa risposta: per me, per me. Perché le tue scelte sono chi sei e chi diventerai. Questo è il duro lavoro della tua vita al di là dei modi alla moda. Questa è una sinfonia. Tutto il resto sono jingle pubblicitari. Anna Quindlen (liberamente tradotta e condensata da Nicoletta Cinotti. Se vuoi leggere il discorso completo clicca qui)

© Nicoletta Cinotti 2018 Addomesticare pensieri selvatici: Rubrica settimanale di citazioni celebri

Foto di © Ramón Antiñolo

 

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