Le poesie hanno sempre il compito di farti sobbalzare, come quando sbagli l’altezza dello scalino. Colpiscono l’attenzione perché ti portano fuori dalla logica consueta. Mettono disordine e lo fanno raccontando la verità.

C’è una poesia che dice così, ” Inizia ad avvicinarti, non fare il secondo passo, né il terzo, inizia con il primo passo, avvicinati al passo che non vuoi fare” (David Whyte). Strano pensare che iniziamo con il secondo passo? Eppure se guardo alla mia storia ho spesso voluto saltare il primo passo. Sono entrata a scuola in seconda elementare, all’università avendo fatto 4° e 5° insieme. Ho fatto prima la formazione per il protocollo MBCT e poi quella per il protocollo MBSR. Perché, mi ha fatto chiedere questa poesia? Perché ho scelto spesso di iniziare con il secondo passo?

Può suonare strano ma il primo passo è davvero quello che non vogliamo fare. Ci rifiutiamo di iniziare dalla base, dalle cose semplici perché, se poi non ci riusciamo, quella difficoltà è un po’ imperdonabile. Invece, se iniziamo dalla seconda elementare anche se subito non andiamo bene è comprensibile. Certo, è vero, quello non l’ho scelto io ma ha dato un’impronta che poi ho continuato a seguire. E, alla fine, come tutti gli anticipatari, ho scoperto di essere in ritardo su molte cose. Forse sono in ritardo da una vita oppure ho una vita di ritardi e ora non mi resta che fare quei primi passi lungamente rimandati.

Così ho fatto le volture delle utenze, un passo che non ho mai voluto fare e che ho sempre delegato. Stavolta, quel passo l’ho fatto io. E l’ho fatto come prima cosa ogni mattina ( si perchè cambiare le utenze per me è come fare un triplo salto carpiato con arrivo in spaccata!). Per parecchi giorni perché, non avendolo mai fatto, ho sbagliato parecchie cose e alla fine forse ci sono riuscita perché ho fatto pietà. Ho rinunciato al mio piccolo privilegio – il privilegio di delegare – e ho visto che malamente ma anch’io potevo arrivare alla fine dell’impresa. E una volta di più mi sono detta che i privilegi sembrano un vantaggio ma sono, in realtà, una limitazione. Ti legano alla sensazione che tu non avrai mai bisogno di qualcosa o di qualcuno ma quella carta non è davvero nelle nostre mani. La carta del privilegio è sempre nelle mani del caso.

privilègio s. m. [dal lat. privilegium, comp. di privus, nel sign. originario di «singolo, particolare», e lex «legge»; quindi propr. «disposizione che riguarda una persona singola»] e che la rende al di sopra della legge comune

Pratica di Mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2022 Il protocollo MBCT online

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