Io non volevo imparare a scrivere. Andando a scuola volevo imparare a leggere che mi sembrava molto più interessante e utile che imparare a scrivere. Poi, si sa, i bambini non hanno altro potere che quello di dire “non voglio”. Un potere che è quello dei deboli. I forti hanno invece il potere di dire “io voglio” ma ai deboli resta solo il potere sottile di opporsi. Così i bambini imparano a dire no di gran lunga prima di quando imparano a dire sì. Perché dire sì davvero richiede un incredibile potere. Richiede di sapere che non ci si perde, che il flusso non ci travolgerà, che sapremo essere con, senza diventare niente.

Insomma io volevo solo imparare a leggere. Ho scoperto dopo l’inganno. Ho scoperto dopo che l’uno e l’altro vanno insieme. Non ti lasciano tranquilla a leggere: prima o poi arriva qualcuno e ti chiede anche di scrivere come se non bastasse la fatica e l’impegno che già metti nel leggere quello che scrivono gli altri. Perchè la vita chiede sempre le due facce della medaglia. Una sola non le basta. Gira che ti rigira prima o poi devi fare anche l’opposto per quanto tu abbia dichiarato a forza che non vuoi. È andata così. Non mi hanno lasciata in pace a leggere.

Ho provato allora a continuare ad usare il potere del “non voglio” ma ho capito che funziona davvero poco, per poche cose. Non voglio il cavolo può funzionare, non voglio che le cose vadano così non funziona per niente. Allora alla fine incominci a provare per vedere com’è dire di sì. All’inizio è come se buttassi giù un rospo che continua a saltellare dentro. Il no ti torna alle labbra infinite volte e tu lo ributti giù, a volte bene e a volte male. Comunque insisti con la strada del sì per ragioni scientifiche: sembra che agli altri funzioni. Funziona di sicuro a quelli che dicono “io voglio”. Poi, per caso, inciampi in qualcosa che vuoi davvero e capisci che volere davvero è tutta un’altra cosa. Restituisce l’anima intera e allora cerchi solo le cose che vuoi davvero e ti metti a cercare tanto, tantissimo, convinta che quella sia la soluzione. Una specie di caccia al tesoro del sì, il sì che è proprio quello che volevi. C’è voluto un po’ per accorgermi che quello era un modo per aggirare l’ostacolo. L’ostacolo è che le cose piacevoli e spiacevoli si alternano in file disordinate. Nemmeno accettano il pareggio. Vanno a caso. Allora l’ultimo passo è dire di sì non perché è quello che volevi ma perché è quello che, adesso, è già dentro alla vita. Non puoi buttarlo fuori. Allora, ma solo allora, ho cominciato a scrivere.

La poesia funziona più o meno così ci sono due persone
una si tira fuori le budella
e le stende ben bene sul ripiano l’altra ci infila in mezzo la mano
Manuela Dago, Poesie che non mi stavano da nessuna parte

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

PS: Ti dicono anche che se dici no diventi brutta, io a quella cosa lì non ho mai creduto!

© Nicoletta Cinotti 2021 Reparenting ourselves

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