Credo di aver sentito migliaia di volte ripetere che è importante comunicare, parlarsi e parlare. Quasi lo stesso numero di volte ho visto coppie che, parlandosi, si facevano più male che bene e situazioni in cui la comunicazione non chiariva ma complicava le cose.

Succede per una ragione semplice e complessa insieme: sentiamo il bisogno di parlare quando noi abbiamo qualcosa da dire e vale la prima persona singolare nella maggior parte delle comunicazioni. Facciamo fatica a fare quel piccolo, piccolissimo cambio di prospettiva che sposta la comunicazione dall’io al noi. Dalla prima persona singolare alla prima persona plurale.

Questo significa che se il bisogno di comunicare nasce solo da una nostra esigenza, è importante non contrabbandarlo come una necessità di coppia. Se pensiamo che sia una necessità di coppia vale la regola del “noi prima di tutto”. Cosa vuol dire?

Vuol dire mettere in primo piano le esigenze reciproche piuttosto che quelle personali e omettere comunicazioni basate sul senso di colpa e sul biasimo. Se togliamo queste due emozioni complicate – biasimo e senso di colpa – cosa succede a quello che avevamo in mente di dire? Come cambia la nostra comunicazione? Quanto si alleggeriscono le nostre parole? Cosa succede alla nostra comunicazione se parliamo dei nostri bisogni senza farli diventare la misura del livello minimo di una coppia che funziona?

Dire, “ho bisogno di attenzione” è diverso dal dire, “dovremmo darci più attenzione”. Nel primo caso riconosciamo che è un nostro bisogno a cui l’altro può rispondere oppure tralasciare. Nel secondo caso decidiamo che anche l’altro ha bisogno di ricevere più attenzione e magari gliela diamo nella speranza che faccia altrettanto con noi. E se non succede sono guai…Per uscire da questa trappola servono due ingredienti: ascoltarci e non-agire. Non-agire è un modo per uscire dalla coazione a correggere la relazione appena abbiamo un disagio, senza sapere nemmeno bene se il disagio è solo personale o condiviso.

“Tutti noi abbiamo la possibilità di crescere e, per rispettarne i tempi, è importante avere fiducia nel non-agire. La non azione che si sperimenta nella pratica è, in un certo senso, molto attiva. Si esplora quello che emerge, si inizia a capire come funzioniamo e si dedica piena attenzione alla fioritura del momento presente. Così, quella non azione comporta, da un certo punto di vista, un sacco di lavoro: una vera e propria discesa nell’intimità con sé stessi. Perché avvenga, è necessario non scappare sempre in qualche nuova attività. Ci sono momenti in cui non agire è l’azione più adatta e difficile.”— Amore, mindfulness e relazioni: Qualità mindful per amare senza equivoci by Nicoletta Cinotti

Pratica del giorno: Protendersi

© Nicoletta Cinotti 2022 Questa settimana i post saranno dedicati al mio ultimo libro “Amore, mindfulness e relazioni“. poi, giuro:-), non lo farò più!!…è che volevo dare qualche soddisfazione a San Valentino😊

 

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