Ogni ritiro mi lascia un regalo. Una consapevolezza nuova come se la cipolla della nostra anima avesse talmente tanti strati che non arriviamo facilmente al cuore (e forse arriviamo al cuore quando tutto è dissolto ed evaporato). Il regalo di questo ritiro è stato comprendere qualcosa in più del disgusto. Un’emozione poco citata eppure una delle emozioni di base che, probabilmente ci ha permesso di evolverci quando eravamo primitivi facendoci evitare cibi che, appunto perché disgustosi, ritenevamo pericolosi.

Perché il disgusto è l’emozione che con più forza ci fa allontanare da quello che la suscita. Tutte le emozioni difensive hanno questo potere di allontanamento ed è per questo che costruiscono gli aspetti difensivi. L’allontanarsi dall’esperienza infatti ha due effetti: 1) di salvarci (se il pericolo è reale); 2) di deprimerci (sia se il pericolo è reale che immaginario). Tutte le volte che le nostre difese ci allontanano mettiamo un. mattoncino alla nostra depressione. Tutte le volte che proviamo un sentimento che ci fa avvicinare mettiamo un mattoncino alla nostra felicità. Più disgusto proviamo e più siamo amari e infelici.

Quando siamo bambini le idiosincrasie alimentari hanno proprio lo scopo di proteggerci dal disgusto che teniamo e sentiamo minaccioso. ma il disgusto può essere suscitato anche da un’immagine cruda (c’è chi sviene alla vista del sangue) da un’immagine crudele (come quelle della guerra in corso) e il disgusto che proviamo è tanto intrattenibile che siamo costretti a mangiare qualcosa di buono o a vedere qualcosa di bello per uscirne fuori. In questo ritiro ho scoperto perchè amo tanto la liquirizia amara: è il mio talismano contro il disgusto. Ho anche scoperto però che il vero unico talismano contro il disgusto è riconoscerlo e imparare a distinguere tra le cose da cui è meglio stare lontane e quelle che è meglio guardare dritto in faccia e assaggiare fino in fondo perchè a volte, dietro l’amaro c’è il dolce. E dietro l’amore c’è l’amaro.

Tante cose ingiuste e sbagliate in politica internazionale rivelano le tracce di questa patologia: le persone sono fin troppo pronte a pensare a certi gruppi come sporchi e cattivi, e a vedere se stesse come figure angeliche. Diciamo che questa tendenza molto radicata negli esseri umani è nutrita da innumerevoli vecchie storie narrate ai bambini, che, appunto, raccontano come il mondo sarebbe bello se certe streghe o certi mostri perfidi e disgustosi fossero uccisi e bruciati, magari nel loro stesso forno. Forse che la tanto amata favola di Hänsel e Gretel, resa famosa dall’opera di Humperdinck, discepolo di Wagner, che cercò di celebrare la purezza del Volk tedesco, contribuì alle fantasie che condussero, più tardi, all’accettazione quantomeno inconscia dell’attuazione dello sterminio? Alla fine della favola, i biondi bambini tedeschi tornano alla vita, liberati dal sortilegio della strega, e gioiscono al suo incenerimento. Martha Nussbaum, Il disgusto

Pratica di mindfulness: Il nostro bambino geniale. pratica di reparenting

© Nicoletta Cinotti 2022 Mindfulness e psicoterapia: formazione in reparenting

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