Sono giorni che precedono la stagione dei regali, il Natale ha quasi sempre con sé una scia di pacchetti e doni, anche negli anni più difficili, come questo, c’è un regalo che non possiamo dimenticare di fare. Un regalo che è, in assoluto il più prezioso: la gratitudine verso le persone.

Magari hanno reso più lieve un tratto della nostra strada, magari abbiamo guardato nella stessa direzione per un po’, magari non sono ancora direttamente coinvolti nella nostra vita ma sono con noi perché ci hanno fatto bene o ci hanno aiutato a crescere o ci hanno fatto sentire meno soli.

Parto da lì quando penso ai regali: parto dalla gratitudine che è l’unica cosa che rende il gesto del regalo qualcosa di ineliminabile dalla nostra vita. Non è l’insieme delle ricorrenze e dei riti che esprimono, non è la presenza di feste che hanno un solo valore commerciale. È proprio l’essere grati che quello che abbiamo ricevuto che sposta la nostra mente da quel tormentoso senso della mancanza con il quale facciamo sempre i conti e la dirige verso l’altra metà: l’abbondanza che proviamo quando condividiamo con qualcuno un’emozione, un pezzo di strada, una passione.

Gratitudine e condivisione sono così strettamente uniti: si fanno compagnia e ci ricordano che da soli la nostra umana vulnerabilità diventa intollerabile. insieme diventa un’occasione di crescita.

Così quest’anno regalerò la merce più preziosa che c’è: gratitudine. Gratitudine anche per te che mi leggi. Non sono una scrittrice tanto forte da scrivere anche in assenza di lettori. Sono una scrittrice che scrive perché ha un’insopprimibile desiderio di compagnia e un costante bisogno di solitudine. Scrivere mi sembra l’unica attività che mi mette in bilico tra questi due opposti, senza fare torto a nessuno. Lo faccio su carta, anche se lo vedi su schermo, perché, della carta apprezzo la sua infinita tolleranza!

Ma può anche capitare che uno scriva delle cose, appunto, pasticciate e inutili (e questo accade sovente) e non se ne accorga o non se ne voglia accorgere, il che è ben possibile, perché la carta è un materiale troppo tollerante. Le puoi scrivere sopra qualunque enormità, e non protesta mai: non fa come il legname delle armature nelle gallerie di miniera, che scricchiola quando è sovraccarico e sta per venire un crollo. Nel mestiere di scrivere la strumentazione e i segnali d’allarme sono rudimentali: non c’è nemmeno l’equivalente della squadra e del filo a piombo. Ma se una pagina non va se ne accorge chi legge, quando ormai è troppo tardi, e allora si mette male: anche perché quella pagina è opera tua e solo tua, non hai scuse né pretesti, ne rispondi appieno. Primo Levi

Pratica del giorno: Scrivi parole di gratitudine. A qualcuno o per qualcosa, non importa. Trova la gratitudine che l’espirazione insegna e fa fiorire la successiva inspirazione

© Nicoletta Cinotti 2020 Lunedì esce il corso “Meditazione e scrittura”: un corpo registrato da fare quando vuoi tu!

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