Nei giorni scorsi non sono stata bene. Mia madre, che ormai ha un problema importante di memoria, si dimentica le cose, fa le stesse domande a ripetizione, continuava a chiedermi come stavo. Io le rispondevo bene e lei, non contenta, dopo pochi minuti ripeteva la domanda. Che cosa sentiva che andava al di là della sua attuale limitazione cognitiva? Non era niente di grave ma non volevo preoccuparla inutilmente. Poi, ad un certo punto mi sono accorta che non dirglielo la preoccupava molto di più. Come gliel’ho detto non me l’ha più chiesto.

Quale mistero ci unisce ai nostri genitori? E come questo mistero dà forma al nostro modo di occuparsi di noi?

Strategie di evitamento

Mia madre è la classica persona che, se ha freddo, ti dice di metterti una maglia. Questo comportamento mi ha sempre leggermente divertita fino a che non mi sono accorta che lo facevo anch’io non tanto per la maglia ma per altri aspetti finisco per consigliare alle persone che amo, cure e cautele che non ho nei miei confronti. Siamo due persone molto diverse ma se guardo alla nostra vita posso dire che se il contenuto delle nostre giornate è radicalmente diverso la forma lo è molto meno. In una parola i nostri genitori, e in particolare nostra madre, ci ha insegnato come occuparsi di noi. E, nello specifico, ci ha insegnato a farlo ripetendo i vizi e le risorse che hanno contraddistinto la sua esperienza materna.

Trattare bisogni e desideri

Nell’occuparci di noi c’è una differenza fondamentali tra il modo di trattare i nostri bisogni e quello che abbiamo nei confronti dei nostri desideri. Nei desideri siamo padroni di casa: possiamo decidere sulla base del nostro potere e delle nostre possibilità personali. possiamo essere generosi o parchi con noi stessi ma come ci comportiamo nei confronti del desiderio non è lontano da quello che succedeva nella nostra infanzia. Possiamo “accontentarci” oppure farcelo sudare ma alla fine siamo noi che decidiamo se concederci qualcosa di desiderato. Abbiamo, nei confronti del desiderio, un atteggiamento che è dentro la nostra storia di indipendenza o dipendenza. Non è lo stesso nei confronti del bisogno. Il bisogno ci rende subito più fragili perché, per quanto distratti, accetta meno ritardi e meno procrastinazioni. È di fronte al bisogno che possiamo rispondere come genitori affettuosi o severi e, soprattutto, è nei confronti del bisogno che possiamo agire modalità di ripetizione della cura che abbiamo visto agire dai nostri genitori.

Impariamo dall’esempio

Potremmo pensare che se siamo stati curati bene dai nostri genitori faremo altrettanto con noi stessi. Questo è vero in parte. In realtà ripeteremo il loro stile nei propri confronti e non solo lo stile che loro hanno avuto nei nostri confronti e questo succederà sia per il bisogno che per il desiderio, almeno fino a che non lasceremo che questi aspetti rimangano inconsapevoli.

Io soddisfo i miei desideri senza troppa difficoltà ma sono molto più severa con i bisogni, esattamente come faceva mia madre, anche se, in teoria, dovrei dare la precedenza ai bisogni e non ai desideri. La differenza però è che il desiderio fa sentire forte, eccitato, capace di darsi qualcosa di buono. Il bisogno invece ci rende ancora una volta un po’ vulnerabili. E, in fondo, quello che facciamo con i nostri bisogni è, spesso, nasconderli per non accorgersi della nostra fragilità. Alla fine i desideri arricchiscono la nostra immagine mentre i bisogni parlano di qualcosa di meno visibile. A volte qualcosa di decisamente nascosto, qualcosa a cui pensiamo di dare risposta semplicemente mettendoci al sicuro.

Quanti bisogni copriamo con la sicurezza?

Visto che quando abbiamo bisogno ci sentiamo vulnerabili tendiamo a volerci mettere in una situazione di sicurezza per poter dare così una buona risposta ai nostri bisogni. In questo modo però contrabbandiamo la sicurezza generale con la specificità personale delle nostre necessità. Possiamo lavorare molto per avere la sicurezza economica ma non sarà questo che darà risposta al nostro bisogno di contatto e intimità. Anzi potremmo frustrare il nostro bisogno di contatto proprio per metterci al sicuro. Oppure potremmo sviluppare strategie orientate al desiderio per rispondere ad un bisogno che riteniamo troppo difficile da soddisfare. Potremmo mangiare o bere ogni volta che, per esempio, abbiamo bisogno di esprimere le nostre emozioni e temiamo di farlo. Potremmo convincerci che se ci diamo quello che desideriamo sarà meno necessario rispondere ai nostri bisogni e alimentare così una fame atavica che chiede attenzione.

Il bisogno ci spinge a guardare ciò che manca. Il desiderio ci spinge ad allungarsi verso ciò che desideriamo essere, diventare, potere. Così, cara mamma, capisco che oggi ti sia più caro capire di cosa ho bisogno io, che quello di cui hai bisogno tu perché questo ti fa sentire ancora in grado di occuparti di me. E il mio desiderio, oggi, è renderti, ancora per un giorno, felice. Tranquilla, fino a che ci sarai rimarrai un po’ depositaria dei miei bisogni. Sappi che li tengo in fondo nel cassetto, proprio come tu hai fatto con i tuoi!

© Nicoletta Cinotti 2021

La funzione di copia è disattivata

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

leggi come usiamo i tuoi dati (informativa sulla privacy)

 

Vuoi ricevere

Iscrizione Completata con Successo!