Quando pensiamo alle emozioni ci dimentichiamo spesso che siamo anche stati contenti, come se la contentezza fosse un’emozione rara e di serie B. In realtà è la regina madre di tutte le emozioni. È quella che ci permette di imparare quando siamo piccoli, quella che consolida la relazione affettiva quando siamo grandi. Quella che ci fa apprezzare ed entrare in intimità con noi stessi e con gli altri.

Per quanto possa apparirci strano, dentro di noi c’è un bambino contento. È la nostra memoria allertata dai segnali di pericolo che ci fa dimenticare quanto è importante avere contatto con questo bambino contento, quando è importante saper cogliere i segnali della contentezza e tornare, con intenzione deliberata, alla contentezza che risiede nella nostra storia. È importante farlo in particolare nei momenti in cui tutto sembra più grigio e opaco.

Le emozioni non hanno bisogno di censura, repressione, controllo: hanno bisogno di contrappesi. È inutile cercare di scacciare la tristezza ma è molto utile portare intenzionalmente la memoria alle situazioni in cui abbiamo provato contentezza e stare lì, in quella contentezza, dal punto di vista sensoriale. Niente narrazione. Lascia che il tuo corpo registri la memoria sensoriale della contentezza. Lascia che porti a galla quella meravigliosa sensazione di leggerezza e libertà che proviamo quando siamo contenti e che ci ricorda che tutto è ancora possibile perchè niente è stato ancora scritto.

Lo scriviamo noi, ogni giorno, giocando la nostra partita con la vita. Noi siamo la regia a centro campo: dobbiamo vedere che palla sta arrivando, senza pretendere che tutte vadano in rete. Dobbiamo fare come Totti e Cassano, che quando giocavano insieme sapevano sempre l’uno dov’era l’altro e ci hanno regalato bellissime partite. Poi la storia tra loro due, la loro vita è andata come è andata ma vederli giocare insieme è quanto di più vicino alla contentezza di un bambino abbia mai visto. Dentro di noi quel bambino c’è, anche adesso, e sta giocando a palla, andando in altalena, correndo sulla spiaggia. C’è ed è pronto a rubare la palla alla tristezza.

La depressione è l’incapacità di provare emozioni. La depressione è la sensazione di essere morti mentre il corpo è ancora in vita. Non equivale affatto alla pena e al dolore, con i quali anzi non ha niente in comune. Il depresso è incapace di provare gioia, così come è incapace di provare dolore. La depressione è l’assenza di ogni tipo di emozione, è un senso di morte che per il depresso è assolutamente insostenibile. È proprio l’incapacità a provare emozioni che rende la depressione così pesante da sopportare. Erich Fromm da “I cosiddetti sani” libro esaurito

Pratica di mindfulness: Il nostro bambino geniale

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di Mindful Self Compassion

 

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