Ci nutriamo, senza accorgerci di conoscenza. Il modo in cui ci muoviamo nel mondo, le scelte che facciamo, le direzioni del nostro andare, sono tutte sfumature della nostra conoscenza.Una conoscenza che ci è necessaria, per vivere, crescere, cambiare. E che nasce spesso dal desiderio di fare quello che altri già fanno e, altrettanto spesso, dalla scintilla profonda della nostra curiosità.

Tendiamo a nascondere la curiosità come se fosse un’emozione da bambini. La curiosità è l’emozione della crescita, quella che ci fa prendere strade personali, nuove. Quella che ci fa scoprire un’alternativa che rende la nostra vita più ricca e felice.

La curiosità è un’emozione ribelle: perché rimanga viva è necessario vedere fuori dalle regole, a volte anche fuori dalle righe. È necessario che ci faccia transitare in territori imprevisti e imprevedibili. A volte la nostra curiosità può averci portato sofferenza perché ci spinge in territori nuovi, in cui la nostra conoscenza non è ancora consolidata. È per la vulnerabilità che porta con sé che la guardiamo con sospetto: ci fa essere principianti soggetti a errori.

Eppure è questa piccola emozione ribelle che rende la pratica di mindfulness – e qualsiasi forma di auto-conoscenza – una vera fonte di gioia e apprendimento. Sentire qualcosa ed esserne curiosi è l’inizio di un viaggio di scoperta che, come dice Kabat Zinn – non porta da nessuna parte, solo a scoprire chi siamo. E quella scoperta nasce da due grandi amici della curiosità: il coraggio di farsi delle domande, di percorrere soluzioni e strade diverse, e la solitudine.

Se abbiamo sempre bisogno di fare quello che fanno gli altri, se abbiamo sempre bisogno di essere in compagnia, la curiosità può diventare un’emozione scomoda, diretta più all’esterno che all’interno. Essere curiosi non vuol dire farsi i fatti altrui. Questo succede proprio quando non sappiamo usare la curiosità come strumento di conoscenza di noi. È per questo che diventa strumento di conoscenza della vita degli altri. È come se avessimo una riserva di curiosità che non trova il giusto utilizzo e la giusta direzione. Se volgiamo quella curiosità verso l’interno diventiamo scienziati di noi stessi. E ci apriamo al fatto che tutte le regole sono temporanee e soggette a sconvolgimenti a causa di domande che nessuno ha ancora pensato di porre. Le nostre domande ribelli.

La curiosità è ribelle, non ama le regole o almeno dà per scontato che tutte le regole siano temporanee e soggette a sconvolgimenti a causa di domande intelligenti che nessuno ha ancora pensato di porre. Ian Leslie

Pratica di mindfulness: Centering meditation

© Nicoletta Cinotti 2016 Dimorare nel presente, dimorare nel corpo Foto di ©Aileon

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