Non so se anche tu hai “dovuto” scrivere la fatidica letterina di Natale. Io sì. Sempre la stessa per 4 anni: prima si chiede scusa per i propri errori, poi si esprimono i propri desideri. Io facevo fatica ad ammettere entrambe le cose. Non mi sembrava di fare grandi errori e nemmeno cose di cui dovessi proprio chiedere scusa. Avrei voluto combinare molti più guai di quelli che combinavo ma mi trattenevo per cui mi sembrava di fare già abbastanza. In effetti il mio vero difetto è sempre stato non essere arrendevole. Non ne vado orgogliosa ma non essere arrendevole in molte situazioni è stato davvero utile e negli anni ho visto così tanti guai prodotti dall’accondiscenza che preferisco non essere arrendevole.

Ma la parte davvero difficile era la lista dei desideri perché ho avuto sempre chiaro l’attrito che il desiderio suscita. Il desiderio, almeno a me, suscita un attrito. Desideri, ti protendi verso qualcosa ma non sai se sarà realizzabile e qui nasce l’attrito che per me è sempre stato bello forte. È un attrito che sta nell’incertezza, nella spinta e nella possibilità della delusione.

In una parola io non desideravo mai i regali giusti. E quindi sapevo che scrivere i miei desideri avrebbe voluto dire non vederli realizzati. Scrivere i desideri dei miei genitori però cozzava con il mio non essere arrendevole. Purtroppo io sapevo bene i desideri dei miei genitori. Alla fine la mattina di Natale non volevo mai alzarmi dal letto per entrare nella realtà. Fino a che l’ultimo anno mi si è illuminata la mente e ho scritto la solita litania di scuse (a cui mi arrendevo) e poi ho detto che non avevo desideri ma ero curiosa di vedere che cosa avrebbe scelto Babbo Natale per me. La maestra tentò di convincermi ma rimasi irremovibile: ero curiosa e basta.

Anche oggi funziona così: nei momenti difficili gratto un po’ la superficie delle cose e trovo sempre qualche ragione per essere curiosa di vedere come andrà a finire. Oggi è l’ultimo giorno nel vecchio studio: sono curiosa di vedere come sarà nel nuovo studio. Oggi è tutto confuso e diverso dal passato: attivo tutta la curiosità che ho per essere aperta verso la novità. In questa curiosità, l’ansia trova modo di avere uno spazio meno costretto e diventa un ingrediente più diluito e utile: mi rende sveglia. Ecco vorrei che il presente mi trovasse sempre sveglia e curiosa. E questo auguro anche a te. Un Natale in cui la curiosità ti accompagni a vedere la bellezza collaterale della tua vita. Ti aiuti a sorprenderti di quello che arriva, invece che deluderti per quello che non arriva. La curiosità è un potente antidoto alla delusione perché ti porta a vedere nuove possibilità dove altri vedono solo la parola fine. Non voglio diventare una che per principio non s’aspetta più niente da niente. Ma non voglio avere piani troppo precisi, per questo la curiosità è un modo per rimanere aperta ed esplorativa proprio dove altri mettono su muri difensivi. Essere curiosa ammorbidisce la mia mancanza di arrendevolezza senza rendermi assurdamente ostinata. Sono sicura che molte scoperte scientifiche non ci sarebbero state senza una parte di curiosità. In fondo la curiosità è come la fame: ti fa scegliere di cosa nutrirti.

Io leggo, per quanto è possibile, soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ho fame, e allora non leggo: mi nutro. Simone Weil, L’attesa di Dio

Pratica di mindfulness: La gratitudine

© Nicoletta Cinotti 2021 Iscrizione a prezzo ridotto ai protocolli mindfulness fino al 31 dicembre

 

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