Famiglia non è una parola semplice: chi ha una famiglia sa quante difficoltà possono esserci al suo interno e chi non ha una famiglia sogna quel paradiso perduto come se fosse un Eden. La famiglia ha confini variabili. A volte sono confini genetici, altre volte affettivi. Possiamo avere fratelli e sorelle non biologici più simili delle sorelle e fratelli naturali.

In ogni caso, anche se tutto inizia lì, non tutto finisce lì e la vita ci permette di continuare a crescere ben oltre il periodo di vita famigliare. Una cosa però è certa: è il primo luogo dove siamo stati rimproverati e il primo luogo dove siamo stati criticati. Critica e rimprovero non sono la stessa cosa. Nel rimprovero l’attenzione è su una azione sbagliata. Nella critica, invece, siamo noi che non andiamo bene, siamo noi ad essere sbagliati. Ed è così che impariamo a non amarci. Attraverso le critiche.

Perché se vieni rimproverato troppo duramente ti arrabbi con chi lo fa (e magari pensi che sia cattivo) ma se vieni criticato duramente, una parte di te finisce per crederci e costruire quell’area di non amore che ci tormenta tutta la vita. Quella voce insistente e sottile che ci ripete che siamo sbagliati, non siamo abbastanza, dovremmo fare di più ma soprattutto essere meglio. È questa la differenza fondamentale tra critica e rimprovero. Dal rimprovero si può sfuggire migliorando, imparando, cambiando. Dalla critica non si sfugge perché rimane su di noi come una etichetta e ci fa credere che l’unica soluzione sia diventare diversi. E questa, come sappiamo bene per esperienza personale, non è una scelta possibile. Possiamo crescere, cambiare ma non diventare un’altra persona. Meno male che non possiamo diventare un’altra persona!

Meno male che possiamo fare qualcosa per quella voce autocritica che sta dentro di noi. Qualcosa che curi la ferita di quella critica.

La prima cosa che possiamo fare è diventare consapevoli di quando critichiamo gli altri perché ogni critica che facciamo agli altri, aumenta la forza dell’autocritica che facciamo a noi stessi.

La seconda cosa che possiamo fare è consolarci per la nostra imperfezione: è l’unica garanzia di apprendimento e vitalità che abbiamo. Se non ci fossero stati gli errori, la nostra specie non sarebbe sopravvissuta. Ci siamo evoluti grazie a fortunati errori genetici che hanno garantito la sopravvivenza del più adatto.

La terza cosa è ricordarsi che niente può fare a meno della gentilezza, nemmeno la crescita.

Che tu possa essere gentile quando volgi il tuo sguardo all’interno. John O’ Donohue

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2019 Il programma di Mindful Parenting per genitori di tutte le età

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