Per tantissime persone l’emozione degli altri è come uno specchio della propria emozione. Mi sorridi, ti sorrido, mi accetti, ti accetto. Sono persone ad alto tasso di empatia che rispondono come un’eco a ciò che gli circonda. L’empatia è il sentimento delle persone sensibili che registrano e si sintonizzano con quello che registrano: se è una nota positiva registrano il positivo. Se è una nota negativa, registrano il negativo.

L’empatia ha due rischi: il primo è che se “sentiamo troppo le emozioni ” degli altri, fare qualcosa fuori dalla sintonia può suscitare senso di colpa perché prevediamo il dolore che può dare all’altro. Il secondo è che rischia di essere uno stato mentale troppo dipendente dal mondo circostante. Tu sei felice? Io sono felice; tu sei arrabbiato? Io sono arrabbiato.

La compassione declina una natura diversa di relazione. Nella compassione il primo atto è il riconoscimento del dolore – nostro o altrui – e il sorgere del desiderio di curare quel dolore, di confortare quella afflizione.

Paradossalmente se siamo troppo empatici potremmo far fatica a stare di fronte al dolore perché risuonerebbe in noi senza lo strumento della consolazione. Se gli empatici sono persone sensibili, coloro che provano compassione sono persone riflessive, che tengono dentro un’emozione fino al punto in cui questa attiva una azione equa. Per questa ragione Thích Nhất Hạnh dice che la compassione è un verbo: perché è un sentimento che non può essere disgiunto dalla giusta azione del conforto.

Nelle relazioni essere empatici può – stranamente – attivare la strada della vendetta. Se rispecchio ciò che tu provi posso agire sentimenti negativi nei tuoi confronti, in risposta a sentimenti negativi che tu mostri nei miei. Così possiamo dire che l’empatia è la base della conoscenza sociale delle emozioni, la base dello stabilirsi di una reciprocità ma, se ci fermiamo all’empatia, può essere anche la base di un rispecchiamento senza riflessione di tutto ciò che l’altro prova. Per usare una metafora, l’empatia ci fa guardare un ramo sfiorito e fa sentire delusione per ciò che manca, la compassione ci fa guardare un ramo sfiorito e apprezzare la strada che condurrà alla maturazione di un frutto.

Si devono forse ammirare i fiori solo quando sono in pieno rigoglio e la luna è tersa? (…). I fiori che cadono e il tramontar della luna sogliono riempire l’animo di melanconia. Eppure solo qualcuno dal cuore totalmente insensibile potrebbe dire: “Questo o quel ramo ha i fiori appassiti: non c’è più nulla che valga la pena di esser visto. Kenkō Hōshi, Tsurezuregusa (Ore d’Ozio 1330-1333)

Pratica di mindfulness: La meditazione del lago

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

leggi come usiamo i tuoi dati (informativa sulla privacy)

 

Vuoi ricevere

Iscrizione Completata con Successo!